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Situazioni di pericolo e processamento cerebrale.

Secondo uno studio francese, il cervello umano è in grado di rilevare minacce sociali in maniera automatica entro pochi millisecondi. Nel corso della ricerca, sono stati misurati i segnali elettrici a livello cerebrale di un campione di soggetti in relazione ad espressioni facciali generalmente interpretate come minacciose. In tutti i partecipanti, tali stimoli suscitavano risposte più immediate rispetto a quelli emotigeni con minori indizi di pericolosità. I dati sono stati letti alla luce di una funzionalità evolutiva che consente risposte adattive maggiormente veloci ed efficaci per fronteggiare i pericoli. In particolare, l’ansia è risultata un tratto discriminante gli individui: coloro che erano più ansiosi utilizzavano aree cerebrali diverse in risposta agli stimoli sociali minacciosi, ovvero impiegavano i circuiti motori deputati alla regolazione delle azioni; invece, i soggetti con bassi livelli d’ansia attivavano in misura maggiore le aree sensoriali tipicamente coinvolte nel processamento delle espressioni del volto.

Fonte: StateOfMind.it.

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I giochi elettronici riducono qualità e quantità delle interazioni genitori-figli.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Pediatrics, i giochi elettronici per bambini di 1-2 anni comportano un decremento nella quantità e qualità del linguaggio durante le interazioni genitori-figli, rispetto all’uso di giocattoli più tradizionali. Questi dati sono stati raccolti all’interno di un esperimento che ha coinvolto ventisei coppie di genitori-bambini, interagenti attarverso tre diversi set di giochi: giocattoli elettronici (cellulare giocattolo, pc giocattolo e fattoria parlante), tradizionali (puzzle di legno, classificatore di forme e cubi di gomma) e libri adatti all’età dei più piccoli. E’ stata, inoltre, predisposta l’audioregistrazione delle verbalizzazioni dei soggetti nel corso della loro quotidianità. I risultati hanno evidenziato che durante l’utilizzo dei giochi elettronici vi era una minore quantità di parole espresse dall’adulto, un minor numero di scambi conversazionali e una minore produzione linguistica da parte del bambino rispetto ai momenti di gioco con giocattoli tradizionali e con libri. Nelle conclusioni dello studio, viene esplicitamente scoraggiato l’uso di questa tipologia di giochi, poichè non facilita le interazioni verbali; eppure, questi giocattoli contribuiscono alla direzionalità e all’orientamento dell’attenzione verso nuovi stimoli uditivi e visivi. E’ utile, quindi, approcciarsi ai giochi elettronici con un coinvolgimento più attivo da parte dell’adulto e con l’integrazione di altre tipologie di attività ludiche.

Fonte: StateOfMind.it.

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Un test per diagnosticare lo shopping compulsivo.

Un team di ricercatori della University of Bergen ha recentemente messo a punto la Bergen Shopping Addiction Scale su un campione di oltre 23.000 soggetti. L’obiettivo ultimo di tale strumento è di aiutare psicologi e operatori sanitari nell’individuazione della sindrome da acquisto compulsivo.

La dipendenza da shopping è comune all’interno di determinati gruppi demografici: risulta predominante tra le donne, emerge tipicamente nella tarda adolescenza o nella prima età adulta e sembra diminuire con l’avanzare degli anni. Inoltre, sono più a rischio di sviluppare questa dipendenza i soggetti estremamente estroversi e quelli con tratti nevrotici: i primi perché utilizzano lo shopping per esprimere la propria individualità e aumentare il proprio status sociale; i secondi, che soffrono più frequentemente di ansia e depressione, ricorrono agli acquisti per ridurre i propri sentimenti negativi. D’altra parte, invece, tratti di personalità come la scrupolosità, la coscienziosità, l’amore per stimoli intellettuali e le novità sembrano caratterizzare chi ha un bassissimo rischio di sviluppare tale dipendenza.

Fonte: LaRepubblica.it.

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Lo sviluppo emotivo come elemento chiave nella disabilità evolutiva.

Nell’ambito delle disabilità dello sviluppo dell’età evolutiva, è fondamentale tenere conto della struttura di personalità che si forma attraverso lo sviluppo emotivo e la strutturazione del sé, eventi largamente influenzati dalle interazioni precoci con i propri genitori e con il gruppo dei pari.

L’attività di ricerca dello psichiatra olandese Anton Dosen è interamente centrata su tali tematiche; essa, in particolare, si propone di diffondere la validazione e il successivo uso dello Scheme of appraisal of emotional development (Saed). Tale modello diagnostico si compone di quattro fasi, della durata totale di 30 minuti, nelle quali si osserva il bambino in differenti situazioni (da solo, con un operatore, con i genitori, con i pari). La raccolta di informazioni avviene quantitativamente, ottenendo così un punteggio a cui corrisponde una particolare fase dello sviluppo: omeostasi (il bambino tra 0 e 6 mesi sperimenta l’equilibrio tra stimoli interni ed esterni), l’attaccamento, lo sviluppo del sé, l’identificazione, la consapevolezza. L’attenzione è interamente centrata sullo sviluppo emotivo, del sé e delle competenze sociali. E’ stato osservato, infatti, come i soggetti che riscuotono maggiore successo siano quelli che, affianco all’intelligenza razionale del problem-solving, ne possiedono una emotiva e sociale.

Fonte: IdO.