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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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Due pazienti su tre non curano la loro depressione.

Secondo le stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la depressione è la malattia più diffusa nel mondo, interessando circa 350 milioni di persone. Recentemente, sono stati compiuti numerosi progressi in termini di comprensione della patogenesi del disturbo, presentazione clinica delle varie forme, malattie correlate e terapie disponibili. Negli ultimi anni, la teoria serotoninergica ha comportato una migliore conoscenza delle complesse interazioni tra neurotrasmettitori, quali serotonina, norepinefrina, dopamina e glutammato. In Giappone, sono state individuate alcune forme emergenti di depressione moderna tipica della popolazione giovanile che variano per forma, numero di sintomi, severità, tipologia e durata. Circa i due terzi degli individui affetti da depressione non sono consapevoli di avere un disturbo trattabile e quindi non ricercano aiuto, né tantomeno ricevono alcun trattamento. Queste persone vivono, così, una condizione di disagio, di sofferenza costante, che si manifesta con lievi flessioni dell’umore, irritabilità, disturbi del sonno, dell’appetito, della memoria e dell’attenzione, mal di testa, sensazione di fatica, disturbi digestivi. La comorbidità con altri disturbi è frequente soprattutto negli anziani, i quali sono più soggetti a infarto (30-60% dei casi), malattie coronariche (44%), cancro (40%), Alzheimer e Parkinson (40%).

Fonte: QuotidianoSanità.it.

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Depressione e insonnia: gli effetti del sonno interrotto.

Alcuni ricercatori della Johns Hopkins Medicine hanno condotto una ricerca sull’architettura del sonno e dell’umore di adulti sani e, in particolare, sugli effetti del sonno interrotto.

Lo studio è stato condotto su un campione di 62 soggetti adulti sani, senza problemi riguardanti il sonno, assegnati con metodo casuale a tre diverse condizioni sperimentali, quali risvegli forzati durante il riposo notturno (Forced Nocturnal Awakenings), riduzione delle ore di sonno posticipando l’orario del riposo (Restricted Sleep Opportunity) e sonno normale senza interruzioni (Uninterrupted Sleep). Ogni giorno ai partecipanti è stato somministrato un questionario standard self-report per valutare il tono dell’umore e l’intensità delle emozioni positive o negative. Il riposo notturno è stato monitorato attraverso il polisonnigrafo, uno strumento che permette di osservare le fasi del sonno e diversi parametri fisiologici (onde e attività cerebrali, livelli di ossigeno nel sangue, respirazione, battito cardiaco, movimenti oculari e delle gambe).

Dopo la prima notte non sono state osservate variazioni sostanziali fra le persone forzate a frequenti risvegli notturni, rispetto ai due gruppi di controllo, ma dalla seconda notte si è potuta notare una riduzione della positività dell’umore. Dall’analisi con polisonnografia, è emerso, inoltre, che le persone risvegliate più volte mostravano fasi di sonno profondo e di sonno ad onde lente più brevi (ovvero una contrazione di quelle fasi giudicate fondamentali per le loro funzioni riparatrici). La mancanza di quest’ultimo tipo di sonno è risultata connessa direttamente con l’abbassamento del tono dell’umore: oltre a ridurre l’energia del soggetto, incideva sui sentimenti di condivisione e partecipazione, a detrimento della vita sociale e affettiva. Il deficit di sonno a onde lente potrebbe, quindi, spiegare la comorbidità di insonnia e depressione.

Fonte: HumanTrainer.com.

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Alcuni semplici trucchi per ritrovare la concentrazione.

Niente multitasking. A volte, essere impegnati su più fronti contemporaneamente è inevitabile, ma ciò non deve diventare un’abitudine. Uno studio realizzato nel 2009 dall’Università di Stanford ha dimostrato che coloro che si vantano di essere multitasking mostrano, rispetto ai non multitasker, performance più scadenti nei compiti attentivi e mnemonici e nelle situazioni in cui si chiede di passare velocemente da un’abilità cognitiva all’altra. L’attitudine a svolgere più mansioni allo stesso tempo sarebbe infatti correlata ad una difficoltà nel filtrare le informazioni irrilevanti.

Muoversi. Secondo uno studio dell’Università di Harvard, praticare attività fisica regolarmente e con moderata intensità fa bene al cervello poiché migliora l’umore, riduce il livelli di stress e ansia, mantiene una pressione sanguigna ottimale e stimola il rilascio del fattore neurotrofico cerebrale (una molecola che contribuisce alla crescita neuronale).

Preparare una lista delle cose da fare. In tal modo, si potranno capire quali sono le priorità e non lasciare inevasi i compiti da svolgere. Scrivere questi ultimi su carta servirà a rimanere concentrati su ciò che si sta facendo, liberando la mente dal gravoso compito di tenerli impressi.

Bere caffè. Quando si è stanchi, è uno dei modi migliori per ritrovare la concentrazione. Ovviamente, non bisogna esagerare perché troppa caffeina rende nervosi e non favorisce la concentrazione.

Prevedere delle pause. “Staccare” ogni tanto è necessario, poiché è utile per mantenere una buona perfomance.

Non portarsi il lavoro a casa. Allontanarsi da un problema e pensare ad altro stimola il pensiero creativo e aiuta a trovare soluzioni più efficaci.

Allenarsi alla concentrazione. Alcuni studi suggeriscono che allenare il cervello più volte alla settimana nei compiti cognitivi che si vuole potenziare possa portare effetti benefici equivalenti a quelli di una “palestra per la mente”.

Trovare un luogo tranquillo. I rumori ambientali stimolano nell’organismo la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, che rende più difficile mantenere il focus attentivo. Più sono forti tali rumori, maggiori le quantità di cortisolo prodotte.

Scegliere un luogo adatto. Trovare un luogo ideale in cui recarsi quando si deve affrontare una sessione impegnativa di studio o di lavoro toglierà dall’imbarazzo di dover decidere dove lavorare.

Ad ogni cosa il suo tempo. Fissare slot di tempo specifiche in cui compiere determinati compiti solleverà dalla necessità di prendere decisioni gravose.

Disconnettersi. A meno che non si lavori con Internet, ridurre al minimo le fonti di distrazione online aiuterà a rimanere concentrati.

Abbracciare la noia. In piccole dosi, la noia è terapeutica. Quando si è a riposo, è utile provare a concentrarsi su una singola attività, anziché continuare ad iperstimolarsi con una serie di input diversi.

Meditare. Uno studio dell’Università del North Carolina ha evidenziato come siano sufficienti venti minuti di meditazione al giorno, per quattro giorni a settimana, per ottenere benefici cognitivi utili per la concentrazione.

Dormire bene. Lavorare fino a tardi su un compito in scadenza è deleterio: uno dei primi sintomi della carenza di sonno è proprio la difficoltà di concentrazione.

Fonte: Focus.it.

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I benefici del baby massage.

Le sequenze di massaggio infantile sono state elaborate negli anni ’70-’80 da Vimala McClure, la quale ha integrato i massaggi tradizionali indiano e svedese con i principi di riflessologia e yoga, sperimentando tale mix di pratiche sui suoi stessi figli e riscontrandone da subito dei benefici.

Il massaggio agisce a livello fisico, contribuendo a stimolare la coordinazione motoria, ad aumentare la percezione corporea, ad apportare benefici al sistema nervoso, scheletrico, muscolare, circolatorio e all’apparato digerente (perché aiuta a prevenire le coliche e i disturbi gastrici). Esso, inoltre, agisce sullo sviluppo del linguaggio, migliora il sonno, lenisce i dolori relativi alla crescita e diminuisce la produzione di ormoni dello stress.

Se applicato entro il primo anno di vita, il baby massage rafforza anche il rapporto con i genitori (bonding), poiché sono proprio questi ultimi ad eseguirlo dopo aver frequentato un corso ad hoc tenuto da insegnanti qualificati dall’Iaim (International association of infant massage). I benefici si estendono anche agli altri componenti della famiglia, quali, per esempio, i fratelli maggiori che accolgono meglio il nuovo arrivato, svolgendo parte attiva nel suo accudimento. In certi casi, si può effettuare il massaggio anche a bambini più grandi o con bisogni speciali: sul neonato prematuro il beneficio riguarda, infatti, sia la sfera fisica (che comporta un migliore accrescimento), sia quella psicologica (poiché si rafforza la percezione di sé).

Fonte: Repubblica.it.

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L’Osas, questa sconosciuta!

Durante il sonno, il naso e la faringe tendono a chiudersi. In alcuni casi, tale chiusura può essere completa e portare alla comparsa di apnee con successivi tentativi di risveglio improvviso. Questo è ciò che accade nei soggetti affetti da Osas (Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno), una malattia cronica che si manifesta con sonnolenza diurna, innalzamento del rischio dell’insorgenza di cardiopatie, problemi cerebrovascolari, ipertensione arteriosa, alterazioni del metabolismo e deficit delle funzioni cognitive.
Di per sé, l’Osas è una patologia facile da diagnosticare ma, ancora oggi, poco conosciuta. La sua sintomatologia è complessa, tanto da rendere necessario un approccio interdisciplinare per arrivare ad una diagnosi corretta.
Il trattamento di tale sindrome varia da caso a caso, ma finora la terapia che ha riscosso ottimi risultati positivi è stata la Cpap, che consiste nel dormire con una maschera posizionata sul volto capace di emettere aria ad una pressione tale da vincere l’ostruzione respiratoria. E’, inoltre, possibile ricorrere a terapie alternative di tipo chirurgico sui tessuti molli delle vie aeree superiori o ad interventi in ambito odontoiatrico con il ricorso ad apparecchi che portano in avanti lingua e mandibola per aumentare lo spazio respiratorio.

Fonte: IdO.
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Perché il caffè ci tiene svegli?

Tramite la coltivazione di alcune cellule esposte alla caffeina, i ricercatori del Medical Research Council’s Laboratory of Molecular Biology di Cambridge hanno mostrato come questa sostanza sia in grado di alterare il funzionamento dell’orologio biologico interno del corpo umano. Questo risultato può contribuire a trattare alcuni disturbi del sonno. Infatti, un caffè espresso doppio bevuto tre ore prima di andare a dormire posticipa di 40 minuti l’attivazione di melatonina (l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia), rendendo più difficile addormentarsi. Questi e altri dati indicano che è possibile, in qualche misura, modificare il ritmo circadiano.

Fonte: Il Messaggero.

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I benefici del fare sport in adolescenza.

I medici sono concordi nell’affermare che praticare uno sport comporta numerosi benefici all’organismo umano sia a livello fisico che mentale.

Secondo le ultime rilevazioni del Ministero della Salute, i ragazzi italiani non praticano abbastanza sport, ma anzi risultano sedentari. Circa il 40% degli adolescenti non pratica alcuno sport o addirittura lo pratica meno di due ore a settimana.

Ricerche recenti hanno evidenziato come l’attività fisica in questo periodo particolare del ciclo di vita comporta numerosi vantaggi, tra i quali: riduzione dell’aggressività fisica, aumento della socializzazione, della disciplina, dell’autocontrollo e della capacità di coping, miglioramento della qualità del sonno, prevenzione dell’obesità. Secondi i ricercatori, lo sport deve essere inteso come parte piacevole della vita quotidiana fin dalla più tenera età e va praticato con costanza e regolarità (circa tre o quattro ore a settimana). Risulta inoltre necessario che i ragazzi alternino l’attività sportiva preferita o più incline alla propria indole (o alle proprie caratteristiche fisiche) ad un’altra complementare per caratteristiche.

Fonte: Focus.