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Situazioni di pericolo e processamento cerebrale.

Secondo uno studio francese, il cervello umano è in grado di rilevare minacce sociali in maniera automatica entro pochi millisecondi. Nel corso della ricerca, sono stati misurati i segnali elettrici a livello cerebrale di un campione di soggetti in relazione ad espressioni facciali generalmente interpretate come minacciose. In tutti i partecipanti, tali stimoli suscitavano risposte più immediate rispetto a quelli emotigeni con minori indizi di pericolosità. I dati sono stati letti alla luce di una funzionalità evolutiva che consente risposte adattive maggiormente veloci ed efficaci per fronteggiare i pericoli. In particolare, l’ansia è risultata un tratto discriminante gli individui: coloro che erano più ansiosi utilizzavano aree cerebrali diverse in risposta agli stimoli sociali minacciosi, ovvero impiegavano i circuiti motori deputati alla regolazione delle azioni; invece, i soggetti con bassi livelli d’ansia attivavano in misura maggiore le aree sensoriali tipicamente coinvolte nel processamento delle espressioni del volto.

Fonte: StateOfMind.it.

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Scoperta nel cervello la molecola della socialità.

Una ricerca condotta dallo scienziato italiano Daniele Piomelli ha individuato nel cervello la molecola considerata responsabile del meccanismo della socialità, l’anandamine, e nota anche come “molecola del piacere”. A livello clinico, essa risulterebbe utile nella creazione di farmaci contro l’autismo e la fobia sociale. Lo studio, sperimentato sugli animali, ha dimostrato che l’anandamide è solitamente prodotta durante le interazioni sociali e svolge un ruolo fondamentale nell’aumentare il piacere per la socialità.

Fonte: Repubblica.it.

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Italia, 15.000 casi di diabete infantile.

In italia, il diabete in età infanto-giovanile risulta essere la patologia cronica più diffusa e numericamente importante, con circa 15-16mila casi. L’impatto che tale malattia ha sui bambini e sul nucleo familiare è notevole da un punto di vista emotivo, sociale ed economico: basti pensare ai genitori che hanno dovuto licenziarsi dal lavoro per poter somministrare l’insulina ai propri figli a scuola. Su questo problema, l’Italia sta portando avanti un’importante battaglia, avente lo scopo finale di far approvare delle normative che consentano al personale scolastico di poter somministrare i farmaci in sede.

Fonte: IdO.
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Una terapia incentrata sulla relazione aiuta a guarire dall’autismo.

In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica americana Psychological Reports col nome di “Assesment of a long-term developmental relationship-based approach in children with Autism Spectrum Disorder” (www.amsciepub.com/doi/pdf/10.2466/15.10.PR0.117c15z8), l’Istituto di Ortofonologia spiega come il miglioramento intellettivo sia conseguenza di una terapia sulla relazione che consente al bambino di aprire il suo mondo interno all’ambiente sociale, attivando quei meccanismi imitativi essenziali per il proprio sviluppo.
L’obiettivo di tale articolo è stato quello di valutare l’efficacia terapeutica dopo quattro anni di trattamento, in un campione di 90 bambini autistici (72 maschi e 18 femmine di età compresa tra i 2 e i 16 anni), monitorando nel tempo i cambiamenti nelle loro capacità cognitive, nel quoziente di intelligenza (QI), nel ragionamento fluido (FR) e nel miglioramento dei sintomi autistici (misurati con il test Ados – Autism Diagnostic Observation Schedule).
All’inizio della ricerca, tutti i bambini avevano ottenuto una diagnosi di autismo o di spettro autistico, mentre, al termine del suddetto trattamento, il 29% di essi non ne aveva più soddisfatto i criteri.

Fonte: IdO.