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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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La sindrome di Klinefelter interessa 1 neonato su 500.

La sindrome di Klinefelter (SK) è una delle più comuni forme di aneuploidia, ovvero di anomalia del numero di cromosomi. Normalmente gli individui di sesso maschile possiedono 46 cromosomi, compresa una coppia di cromosomi sessuali (X e Y); coloro affetti da questa sindrome hanno, invece, almeno un cromosoma sessuale X in più rispetto al normale corredo XY e quindi un numero complessivo di 47 o più cromosomi. Da quest’ultima caratteristica possono scaturire determinati disturbi, curabili attraverso l’assunzione di farmaci (terapie di testosterone) o tramite opportune modifiche dello stile di vita: altezza superiore alla media, tendenza all’obesità e allo sviluppo di mammelle (ginecomastia), testicoli di piccole dimensioni (ipogonadismo) che comportano ridotta o assente fertilità in età adulta ed, infine, minime disabilità neuromotorie. Al giorno d’oggi, la SK è poco diagnosticata e conosciuta e ha una prevalenza stimata di un bambino ogni 500 nati. La qualità e l’aspettativa di vita delle persone affette da questa sindrome è attualmente quasi sovrapponibile a quella della media delle persone sane; in passato, in assenza di diagnosi prenatale, la malattia veniva invece riconosciuta solo e non sempre in età adulta.
Fonte: IdO.
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Cos’è la violenza domestica.

Quasi ogni giorno, mass media e giornali parlano del fenomeno della violenza domestica contro le donne. La casa, luogo che per alcune di esse è sicuro e privo di pericoli, per altre è un ambiente di paura e dolore. Per violenza domestica si intende quella che si realizza all’interno della coppia e che ha come caratteristica prevalente la violenza verbale, psicologica e fisica con frequenti minacce e l’imposizione del rapporto sessuale. Coloro i quali non sono implicati in tali relazioni si domandano spesso come una donna possa sopportare tali dinamiche, come possa continuare a rimanere accanto ad un uomo che la maltratta e che non ha considerazione di lei. Fino ad alcuni anni fa, si pensava che gli uomini violenti fossero coloro che avevano problemi di dipendenze o che avessero patologie psichiatriche. Oggi, invece, si è visto che coloro che maltrattano le donne sono uomini “per bene”, che tra le mura domestiche si trasformano, con esplosioni di violenza incontrollata: per questi soggetti picchiare o maltrattare la moglie è legittimo e sopratutto è una faccenda privata in quanto la donna deve assoluta obbedienza al marito. Il bisogno di controllo, di potere, di sottomissione della compagna generano nell’uomo comportamenti di marito-padrone che cerca di sottomettere la moglie con una serie di violenze psicologiche e fisiche per ottenerne il controllo. In tutta questa situazione spesso le mogli, prima di metabolizzare gli eventi, lasciano trascorrere molto tempo, legittimando i comportamenti del compagno poiché pensano di aver sbagliato e che sia giusto essere punite oppure ritengono che rimanendo in tale situazione possono salvare la famiglia e i figli. Le varie violenze minano l’autostima, intaccano la capacità della donna di aver un controllo su se stessa, arrivando a pensare che non può ribellarsi o separarsi e credendo di non valere niente e quindi di dover subire. A maggior ragione se vi sono figli piccoli: per la donna i figli sono un forte deterrente a non prendere decisioni; ella non vuole “togliere” loro il padre e quindi si convince che sia meglio subire.

Fonte: PsicologiaOggi.it.

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Come e perché la mente cambia in adolescenza.

Il cervello di un essere umano adulto possiede circa 85 miliardi di neuroni, ma, in realtà, queste cellule si formano e si distruggono continuamente, così come le connessioni fra di esse (sinapsi). Queste modificazioni avvengono soprattutto durante l’adolescenza. Sembrerebbe un controsenso, perché, proprio nel momento in cui l’organismo esce dall’età infantile per affrontare problemi più complessi e ha bisogno del massimo della sua potenza cerebrale, avviene la drastica riduzione delle connessioni nervose (pruning). In realtà, questo fenomeno serve a migliorare l’efficienza, a sfoltire ciò che non serve, modificando i rapporti tra i principali sistemi neurali e i loro differenti neurotrasmettitori.
La maturazione della corteccia prefrontale e delle sue aree mediale e ventrale è ritardata negli adolescenti, influenzando il comportamento e rendendolo così più vulnerabile alle scelte con maggior valore nel breve tempo. Esiste dunque una causa neurobiologica che giustifica l’attrazione dei ragazzi verso la scoperta di emozioni e piaceri immediati: è questo il momento in cui si è attratti dalle passioni, dal sesso, dall’alcol e dalle droghe.
La ristrutturazione nel cervello adolescente si completa con lo sviluppo della cosiddetta sostanza bianca, formata da fibre che collegano aree cerebrali importanti e che si arricchiscono di mielina, la quale rende più efficiente la trasmissione dei segnali. Migliorano così i collegamenti tra aree deputate al linguaggio, al movimento, alla memoria e alle emozioni.
Un recente documento dell’OMS dedicato all’adolescenza (Health For The World’s Adolescents. A second chance in the second decade) indica questa fase di vita come il momento cruciale durante il quale si sviluppano le abilità più diverse, quali ragionamento, valutazione morale, pensiero astratto e giudizio razionale. L’adolescente impara a immedesimarsi nella prospettiva altrui e a tenerne conto nelle relazioni interpersonali. Il senso di sé si consolida, si definisce l’identità sessuale, si diventa sensibili ai punti di vista dei pari e, al tempo stesso, cresce l’autonomia rispetto alle opinioni dei familiari, rompendo gli schemi e le barriere di protezione.

Fonte: Corriere.it.
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La bellezza è davvero negli occhi di chi guarda.

Un team di ricercatori ha condotto uno studio pubblicato su Current Biology indagante l’origine dei giudizi discordanti sulla bellezza altrui. Gli esperti hanno studiato le risposte di 35.000 volontari ad un test di valutazione estetica di volti, chiedendo in seguito a 547 coppie di gemelli monozigoti e 214 coppie di gemelli dello stesso sesso ma non identici di giudicare l’attrattività di 200 volti. I risultati di tale studio hanno rilevato come la preferenza estetica non dipenda da fattori genetici ma ambientali ed, in particolare, da esperienze individuali. Non sono rilevanti, quindi, il contesto socio economico di provenienza o la scuola frequentata, poiché a costruire i canoni estetici sono le interazioni sociali altamente specifiche. Tale ricerca conferma quindi ciò che il senso comune afferma da tempo: la valutazione estetica di un volto è strettamente personale ed è il risultato di esperienze uniche per ciascun individuo.

Fonte: Focus.it.

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La scienza conferma l’attitudine tipicamente femminile alle emozioni.

Un recente esperimento, condotto da Adrianna Mendrek e dai suoi collaboratori dell’Institut universitaire en santé mentale di Montreal (Canada), ha visto la partecipazione di 46 soggetti, ai quali sono state presentate una serie di immagini evocanti una particolare risposta emotiva. I ricercatori hanno annotato le reazioni positive, negative e neutre dei partecipanti, registrato ed analizzato la loro attività cerebrale attraverso specifiche tecniche di imaging e, infine, misurato la concentrazione nel sangue di alcuni particolari ormoni.

I risultati dello studio hanno evidenziato che le reazioni negative alle immagini, ovvero i soggetti che mostravano maggiore sensibilità al potenziale evocativo emozionale, corrispondevano in genere a tratti più “femminili” sotto il profilo ormonale, indipendentemente dal sesso dei partecipanti. Al contrario, una minore sensibilità si associava ad una maggiore attivazione delle connessioni nervose fra l’amigdala (avente un ruolo fondamentale nelle reazioni emotive) e la regione dorsomediale della corteccia prefrontale nell’emisfero destro del cervello (sede della razionalità cerebrale). Dunque, una stretta interconnessione tra queste due aree permette generalmente di controllare meglio le reazioni emotive.

I ricercatori hanno, inoltre, osservato come una maggiore concentrazione di testosterone, tipica dei profili ormonali maschili, comporti in questi ultimi una consistente attivazione delle connessioni fra amigdala e corteccia prefrontale, assieme ad una minore vulnerabilità emotiva nei confronti delle immagini proposte. Ciò non esclude ovviamente l’influenza di fattori culturali o ambientali nella modulazione delle reazioni emotive; è piuttosto un risultato interessante dal punto di vista scientifico poiché apre nuove possibilità di ricerca e comprensione di altri fenomeni (quale, per esempio, la diversa variabilità emotiva che si verifica nelle donne durante le differenti fasi del ciclo mestruale). 

Fonte: Sette (Corriere della Sera).

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Perché l’uomo pensa sempre al sesso?

Un gruppo di ricerca internazionale dell’University College di Londra ha individuato per la prima volta nel cervello del verme Caenorhabditis elegans alcune misteriose cellule maschili, denominate “MCMS” (dall’inglese Mystery cells of the male). Queste si sviluppano con la maturità sessuale e funzionano come un campanello d’allarme che costantemente ricorda all’uomo la priorità delle esigenze legate al sesso, creando così una differenza tra cervello maschile e femminile. Così come il cromosoma Y è unico nel genoma maschile, le MCMS sono esclusive del cervello dei maschi e rappresentano la chiave che spiega le differenze di genere nell’apprendimento e nelle abilità cognitive. E’ stato dimostrato, infatti, come le differenze genetiche nello sviluppo tra i due sessi siano legate a cambiamenti strutturali cerebrali che avvengono durante la maturità sessuale, i quali rendono i maschi più inclini a ricordare gli incontri sessuali avvenuti in passato.

Fonte: IlMessaggero.it.

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Sexting sempre più diffuso tra gli adolescenti italiani.

Il termine “sexting” indica uno scambio di materiale digitale (foto e video) dal contenuto sessualmente esplicito, trasmesso per mezzo della rete Internet. E’ una nuova forma di comunicazione e di interazione sessuale che può presentare aspetti positivi e negativi di opportunità e di rischio.

Il sexting può costituire una modalità per esplorare e sperimentare la sessualità, ma anche un preludio, un sostituto dell’attività sessuale vera e propria. Esso, infine, può far sì che le emozioni sessuali siano sempre più sganciate dalla fisicità, dalla presenza reale e corporea dell’altro, portando a un’oggettivazione sino ad una mercificazione dei corpi, in particolare di quello femminile.

Fonte: Il Messaggero.