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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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“Non perderti in un bicchiere” a scuola.

Secondo Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol del CNEPS (Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute) dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), bere alcol non fa mai bene alla salute, soprattutto nei giovani. Nell’ambito della campagna sull’abuso di sostanze alcoliche denominata “Non perderti in un bicchiere”, Scafato ha incontrato gli studenti del Liceo San Francesco di Assisi di Roma per informare loro dei rischi legati all’uso e all’abuso di alcol, spiegando quanto sia necessario porvi attenzione almeno fino ai 18 anni per evitare problemi di legalità e di sviluppo. In giovane età, infatti, non è presente la capacità di metabolizzare le sostanze alcoliche; il loro consumo, inoltre, abbassa la percezione del rischio e, all’estremo, rappresenta la prima causa di morte per incidente stradale.

Fonte: IdO.

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Lo sviluppo cerebrale dipende dal benessere intestinale.

Secondo uno studio condotto da John F. Cryan, neuroscienziato della University College di Cork (Irlanda), esiste uno stretto legame tra la salute della flora batterica intestinale e lo sviluppo del cervello. Tale teoria apre la strada ad una nuova disciplina di ricerca, la “psicobiotica”, che ha come oggetto lo studio del rapporto tra i microorganismi che vivono nel corpo umano e i problemi mentali: il rapporto tra microbioma intestinale e salute mentale sarebbe dovuto al fatto che i batteri presenti nell’intestino sintetizzano molecole che modulano lo sviluppo cerebrale. Con questa scoperta si aprono possibilità rivoluzionarie dal punto di vista clinico, poiché sarà possibile trattare, in un futuro prossimo, i disturbi cerebrali modificando la flora batterica intestinale. Infine, questo studio suggerisce di porre molta attenzione agli antibiotici in alte dosi e somministrazioni prolungate, perché, distruggendo la flora intestinale, potrebbero provocare disturbi psichici.

Fonte: Repubblica.it.

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3,6 milioni di Minori soffrono di disturbi neuropsichici.

I disturbi neuropsichici dell’età evolutiva sono i più diffusi nell’infanzia e colpiscono un minore ogni cinque. Tuttavia, meno di un bambino/adolescente su quattro riesce ad accedere alle cure di cui necessita: non sono più di 600.000 gli utenti dei servizi pubblici di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza a fronte di una popolazione complessiva sofferente di circa 3,6 milioni unità.
Le più recenti ricerche nelle neuroscienze definiscono la salute mentale come il risultato di interazioni complesse tra genetica, neurobiologia e ambiente. Nella maggior parte dei casi, la componente genetica non determina in modo lineare il rischio di malattia, ma implica semplicemente una maggiore sensibilità agli effetti dell’ambiente. Dunque uno stile genitoriale positivo, l’ascolto delle emozioni dei bambini garantendo limiti sereni ai comportamenti, l’esposizione precoce alla lettura ad alta voce, la presenza di servizi educativi di qualità per la prima infanzia hanno ricadute importanti per tutti i bambini, ma soprattutto una maggiore efficacia per quelli ad alto rischio.
Il diritto alle cure per i bambini e gli adolescenti con disturbi neuropsichici e per le loro famiglie è ancora largamente disatteso, con enormi differenze tra le Regioni. Un obiettivo primario nell’area infanzia-adolescenza è la creazione di una rete regionale integrata e completa di servizi per la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione dei disturbi neuropsichici dell’età evolutiva. Di qui la necessità, secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), di attività preventive, di risorse destinate al completamento della rete di servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e, infine, di un piano d’azione per la promozione della salute mentale in età evolutiva.

Fonte: IdO.
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Pazienti internauti, 1 italiano su 4 si rivolge al Web.

In base a una ricerca condotta da GfK Eurisko su un campione di 2.000 soggetti, è emerso che 1 italiano su 4 si rivolge alla rete per cercare informazioni legate ai temi della salute. Negli ultimi dieci anni, questa tendenza è aumentata in modo consistente, coinvolgendo circa il 68% degli utenti maggiorenni. Il web diventa, così, un luogo cruciale per cercare e condividere informazioni ed esperienze e, al tempo stesso, il paziente diviene sempre più attento, sensibile e competente, con una conseguente “espansione” delle pratiche di salute che porta ad un successivo incremento dei comportamenti “preventivi”. In questo nuovo contesto, dunque, la ricerca di informazioni appare centrale e sembra ridefinire la tradizionale relazione medico-paziente: vi è la necessità di legittimare e valorizzare il bisogno di protagonismo e consapevolezza del paziente stesso nella gestione della propria salute, senza mettere in difficoltà il ruolo del medico.
Fonte: IdO.
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Genitori sempre più contrari ai vaccini.

Una ricerca condotta da Datanalysis su 1000 genitori di bambini fino a 6 anni d’età (intervistati tra maggio e giugno del 2015) e presentata al Congresso Nazionale di Paidòss (l’Osservatorio Nazionale sulla Salute dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Lecce) ha avuto l’obiettivo di indagare la percezione nei confronti dei vaccini dopo determinati fatti di cronaca, quali il ritiro di un antinfluenzale per ipotizzati eventi avversi e le sentenze sul legame con l’autismo. I dati ricavati hanno mostrato come il 23,9% dei soggetti è intenzionato ad effettuare solo le vaccinazioni necessarie, il 14,5% è diventato più diffidente ma si attiene alle indicazioni del medico, il 12,9% è deciso a non utilizzarle in futuro e addirittura il 33% le ritiene più pericolose delle malattie che prevengono.
Il calo dell’attenzione che si sta registrando attualmente nei confronti dei vaccini preoccupa molto per quanto riguarda le malattie contagiose, quali morbillo, varicella, rosolia e meningiti pneumococciche. Risulta, quindi, necessario, secondo Walter Ricciardi (Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità), richiamare e sanzionare gli operatori della sanità pubblica che gettano discredito sulle vaccinazioni.

Fonte: IlMessaggero.it.

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23 settembre 2015. Giornata Internazionale del malato di Alzheimer. Geo-localizzare le persone affette da Alzheimer.

In occasione della Giornata Internazionale del malato di Alzheimer, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa, tra Ministero dell’Interno, Ministero della Salute, Ministero del Lavoro e Commissario Straordinario del Governo, volto a favorire la geo-localizzazione delle persone scomparse affette da Alzheimer e/o altri disturbi neurodegenerativi.
In tal modo, le istituzioni firmatarie si fanno carico di tale fenomeno e si impegnano ad adoperare una procedura che consenta una maggiore informazione, un costante monitoraggio dello stesso e una tempestività delle ricerche nei casi di scomparsa dovuti a questa causa. Il protocollo d’intesa risulta, inoltre, un ottimo strumento per dar voce alle esigenze dei malati e delle loro famiglie.

Fonte: IdO.

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Se la coppia è in crisi, allora vai di junk food!

Uno studio americano sostiene come esista una relazione tra il cibo e lo stress di coppia. Una ricerca congiunta delle università di Delaware e dell’Ohio ha rivelato come i litigi all’interno di una relazione amorosa costituiscano una premessa per un consumo anomalo di alimenti, in particolare “più cibo” e “di peggiore qualità”, per individui in peso forma o leggermente sovrappeso.

Tuttora non è stato rilevato un rapporto diretto di tipo causa-effetto, ma si è osservato come questi due fattori si presentino in contemporanea ed in entrambi i generi. Si ipotizza che in casi di rifiuto, o comunque di difficoltà, in una relazione si scatena nei soggetti un immediato desiderio di compensazione/sollievo che può essere facilmente soddisfatto attraverso il cibo. Quest’ultimo, infatti, è tra tutti l’elemento più a portata di mano in grado di alleviare lo stress del litigio. Il cosiddetto “comfort food” risulta spesso quello con maggior contenuto di grassi, zuccheri e sale. E’ come se il fisico sia disposto a compensare lo stress di coppia fino a quando i rischi per la salute non diventano eccessivi.

Fonte: Sette. Corriere della Sera.

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La natura come fonte di benessere a casa e in ufficio.

Due ricerche statunitensi hanno recentemente dimostrato che avere a portata di mano spazi “verdi e blu” (ovvero ricchi di piante e acqua) aiuti i soggetti sopra i 65 anni a invecchiare in buona salute fisica e mentale.

Stare a contatto con il verde comporta, inoltre, dei benefici biologici a qualsiasi età poiché serve a tenere sotto controllo ansia e stress (riducendo la produzione di cortisolo), a migliorare il tono dell’umore per coloro che soffrono di depressione, a lenire il dolore e a ridurre la pressione, la frequenza cardiaca e la tensione muscolare.

Si è osservato come gli spazi urbani comportano distrazioni che a loro volta implicano affaticamento cognitivo. Immergersi in un ambiente naturale, invece, serve a “staccare” per poi essere più vitali, concentrati e produttivi. E’ quindi consigliato tenere a casa e in ufficio un certo numero di piante.

Trascorrere poche ore all’aria aperta serve all’uomo da “collante sociale”: diversi studi di risonanza magnetica cerebrale confermano come la natura provochi la stimolazione di aree connesse a empatia ed amore, mentre gli spazi urbani attivino zone del cervello associate a paura e ansia.

La “natura virtuale” può servire da ausilio ai pazienti ospedalieri o a coloro che per altri motivi non possono in alcun modo stare a contatto con quella reale. A tal proposito lo European Centre for the Environment and Human Health ha messo a punto un programma indirizzato a sommergibilisti e astronauti che risulta efficace nel migliorare il benessere in chi lo ha sperimentato.

Fonte: Sette. Corriere della Sera.