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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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Depressione e insonnia: gli effetti del sonno interrotto.

Alcuni ricercatori della Johns Hopkins Medicine hanno condotto una ricerca sull’architettura del sonno e dell’umore di adulti sani e, in particolare, sugli effetti del sonno interrotto.

Lo studio è stato condotto su un campione di 62 soggetti adulti sani, senza problemi riguardanti il sonno, assegnati con metodo casuale a tre diverse condizioni sperimentali, quali risvegli forzati durante il riposo notturno (Forced Nocturnal Awakenings), riduzione delle ore di sonno posticipando l’orario del riposo (Restricted Sleep Opportunity) e sonno normale senza interruzioni (Uninterrupted Sleep). Ogni giorno ai partecipanti è stato somministrato un questionario standard self-report per valutare il tono dell’umore e l’intensità delle emozioni positive o negative. Il riposo notturno è stato monitorato attraverso il polisonnigrafo, uno strumento che permette di osservare le fasi del sonno e diversi parametri fisiologici (onde e attività cerebrali, livelli di ossigeno nel sangue, respirazione, battito cardiaco, movimenti oculari e delle gambe).

Dopo la prima notte non sono state osservate variazioni sostanziali fra le persone forzate a frequenti risvegli notturni, rispetto ai due gruppi di controllo, ma dalla seconda notte si è potuta notare una riduzione della positività dell’umore. Dall’analisi con polisonnografia, è emerso, inoltre, che le persone risvegliate più volte mostravano fasi di sonno profondo e di sonno ad onde lente più brevi (ovvero una contrazione di quelle fasi giudicate fondamentali per le loro funzioni riparatrici). La mancanza di quest’ultimo tipo di sonno è risultata connessa direttamente con l’abbassamento del tono dell’umore: oltre a ridurre l’energia del soggetto, incideva sui sentimenti di condivisione e partecipazione, a detrimento della vita sociale e affettiva. Il deficit di sonno a onde lente potrebbe, quindi, spiegare la comorbidità di insonnia e depressione.

Fonte: HumanTrainer.com.