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Correre aumenta le capacità intellettive.

Secondo uno studio del Department of Psychology e del Department of Biology of Physical Activity dell’Università di Jyväskylä (Finlandia) pubblicato sul Journal of Physiology, la corsa apporta numerosi benefici non solo al fisico, ma anche al cervello. La ricerca ha dimostrato, infatti, che coloro che corrono regolarmente apprendono meglio, poiché l’esercizio aerobico prolungato comporta un aumento delle riserve di neuroni nell’ippocampo (responsabili dell’apprendimento). I ricercatori hanno esaminato gli effetti della corsa sul cervello di alcuni roditori, osservando come il numero di nuovi neuroni ippocampali dei topi che correvano lunghe distanze risultava fino a 2-3 volte superiore rispetto a quelli sedentari.

Fonte: AdnKronos.com.

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La memoria umana è 10 volte più capiente del previsto.

La capacità mnemonica umana è legata all’attività elettrica e chimica dei neuroni e, in particolare, ai punti in cui le loro diramazioni (assoni e dendriti) entrano in contatto e consentono il passaggio di segnali elettrici. Ogni neurone può instaurare migliaia di sinapsi con migliaia di altri neuroni. Secondo uno studio del Salk Institute for Biological Studies, la capacità di ritenzione della memoria umana potrebbe essere dieci volte maggiore di quanto ipotizzato finora. I ricercatori hanno osservato come un singolo assone di un neurone formava una doppia sinapsi con un singolo dendrite di un altro neurone; in pratica, le sinapsi risultavano duplicate. Questa scoperta ha portato ad ampliare notevolmente le tipologie di sinapsi conosciute: il catalogo descritto finora comprendeva soltanto tre categorie (piccole, medie e grandi), mentre il nuovo studio ne identifica ben ventisei. A seconda del segnale ricevuto, infatti, le sinapsi passano da una dimensione all’altra, modellandosi continuamente per veicolare il messaggio nel modo più efficiente possibile. Questa complessità si traduce in un aumentato potenziale della capacità di immagazzinamento dati nella memoria, attualmente stimata in petabyte (1 petabyte equivale a un biliardo di byte).

Fonte: Focus.it.

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Cocaina e autofagia cerebrale.

Secondo uno studio condotto dalla John Hopkins University School of Medicine, quando un organismo umano è sotto gli effetti della cocaina, avrebbe luogo una distruzione del patrimonio neuronale, ovvero un’autofagia cerebrale. Affinchè ciò si verifichi, è necessario però che la sua assunzione sia quantitativamente elevata. L’eccessivo consumo di sostanze stupefacenti tende, infatti, a svuotare le cellule delle loro normali componenti (come, ad esempio, i mitocondri) e a riempirle di “spazzatura”, in seguito percepita dalle loro simili come movente per l’eliminazione.

Fonte: Sì24.it.

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L’obesità distrugge le connessioni tra neuroni.

Uno studio condotto su cavie al Medical College of Georgia e pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity ha dimostrato che una dieta ricca di grassi contribuisce alla distruzione delle connessioni neuronali, provocando un conseguente decadimento della memoria e delle funzioni cognitive in generale.
In un organismo sano, le cellule della microglia sono costituite da macrofagi specializzati nel proteggere i neuroni del sistema nervoso centrale (SNC), ingerendo rifiuti e contribuendo a garantirne la corretta funzione. Quando i topi diventano obesi, l’eccesso di grasso nel corpo produce un’infiammazione cronica che stimola una risposta autoimmune da parte di queste particolari cellule, le quali iniziano a distruggere le sinapsi all’interno dell’ippocampo.
Fonte: IlMessaggero.it.
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Come e perché la mente cambia in adolescenza.

Il cervello di un essere umano adulto possiede circa 85 miliardi di neuroni, ma, in realtà, queste cellule si formano e si distruggono continuamente, così come le connessioni fra di esse (sinapsi). Queste modificazioni avvengono soprattutto durante l’adolescenza. Sembrerebbe un controsenso, perché, proprio nel momento in cui l’organismo esce dall’età infantile per affrontare problemi più complessi e ha bisogno del massimo della sua potenza cerebrale, avviene la drastica riduzione delle connessioni nervose (pruning). In realtà, questo fenomeno serve a migliorare l’efficienza, a sfoltire ciò che non serve, modificando i rapporti tra i principali sistemi neurali e i loro differenti neurotrasmettitori.
La maturazione della corteccia prefrontale e delle sue aree mediale e ventrale è ritardata negli adolescenti, influenzando il comportamento e rendendolo così più vulnerabile alle scelte con maggior valore nel breve tempo. Esiste dunque una causa neurobiologica che giustifica l’attrazione dei ragazzi verso la scoperta di emozioni e piaceri immediati: è questo il momento in cui si è attratti dalle passioni, dal sesso, dall’alcol e dalle droghe.
La ristrutturazione nel cervello adolescente si completa con lo sviluppo della cosiddetta sostanza bianca, formata da fibre che collegano aree cerebrali importanti e che si arricchiscono di mielina, la quale rende più efficiente la trasmissione dei segnali. Migliorano così i collegamenti tra aree deputate al linguaggio, al movimento, alla memoria e alle emozioni.
Un recente documento dell’OMS dedicato all’adolescenza (Health For The World’s Adolescents. A second chance in the second decade) indica questa fase di vita come il momento cruciale durante il quale si sviluppano le abilità più diverse, quali ragionamento, valutazione morale, pensiero astratto e giudizio razionale. L’adolescente impara a immedesimarsi nella prospettiva altrui e a tenerne conto nelle relazioni interpersonali. Il senso di sé si consolida, si definisce l’identità sessuale, si diventa sensibili ai punti di vista dei pari e, al tempo stesso, cresce l’autonomia rispetto alle opinioni dei familiari, rompendo gli schemi e le barriere di protezione.

Fonte: Corriere.it.
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Capirsi a gesti.

I ricercatori del Cnr e dell’Università di Milano-Bicocca hanno osservato cosa succedeva nel cervello di volontari impegnati nell’interpretazione di alcuni gesti comunicativi (da pollice e indice per dire “ok” alla mano che scrive in aria “il conto”): si attivavano le aree cerebrali legate alla comprensione di parole e linguaggio e coinvolte nell’elaborazione di volti e corpi, assieme al sistema di osservazione delle azioni (i neuroni specchio). Entra, quindi, in azione un sistema neurale complesso necessario a comprendere la gestualità, come se questa fosse a metà tra il linguaggio “emotivo” del corpo (inconsapevole e che riflette ciò che si prova) e i segni dei non udenti (un linguaggio formale avente regole e sintassi).

Fonte: Focus.