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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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Un test per diagnosticare la prosopagnosia.

La prosopagnosia è una patologia neurologica nota come “cecità per i volti”. In greco, prosopon significa “faccia”, mentre agnosia sta per “non conoscenza”. Questa condizione può essere congenita o acquisita ed è dovuta ad un deficit cognitivo del sistema nervoso centrale (SNC) che impedisce a chi ne è colpito di riconoscere correttamente i volti delle persone, i luoghi o gli oggetti che lo circondano ogni giorno. I pazienti affetti da prosopagnosia mettono in atto meccanismi di compensazione oppure utilizzano indizi non facciali, come il taglio dei capelli, i vestiti, la voce o altre caratteristiche distintive. Non esistono cure specifiche e non sono disponibili dati sul numero di prosopagnosici in Italia. In generale, il 2,5% della popolazione mondiale soffre di questo disturbo in modo grave e almeno il 10% ha forme lievi spesso non diagnosticate.
Per capire se il paziente soffre di prosopagnosia o se invece si tratta solo di una persona poco fisionomista, i medici si basano su specifici tests al computer, nei quali il soggetto viene invitato ad individuare, memorizzare e riconoscere una serie di volti sconosciuti. Recentemente un gruppo di ricercatori della City University London e del King’s College ha messo a punto un test per diagnosticare questa malattia con l’obiettivo ultimo di integrare la diagnosi medica.

Fonte: LaRepubblica.it.

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Pazienti internauti, 1 italiano su 4 si rivolge al Web.

In base a una ricerca condotta da GfK Eurisko su un campione di 2.000 soggetti, è emerso che 1 italiano su 4 si rivolge alla rete per cercare informazioni legate ai temi della salute. Negli ultimi dieci anni, questa tendenza è aumentata in modo consistente, coinvolgendo circa il 68% degli utenti maggiorenni. Il web diventa, così, un luogo cruciale per cercare e condividere informazioni ed esperienze e, al tempo stesso, il paziente diviene sempre più attento, sensibile e competente, con una conseguente “espansione” delle pratiche di salute che porta ad un successivo incremento dei comportamenti “preventivi”. In questo nuovo contesto, dunque, la ricerca di informazioni appare centrale e sembra ridefinire la tradizionale relazione medico-paziente: vi è la necessità di legittimare e valorizzare il bisogno di protagonismo e consapevolezza del paziente stesso nella gestione della propria salute, senza mettere in difficoltà il ruolo del medico.
Fonte: IdO.
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Trecento bambini disabili che nessuno vuole adottare.

I dati del Dipartimento per la Giustizia Minorile riportano che, nel febbraio del 2014, circa trecento minori disabili attendevano da anni di essere adottati, ma le istituzioni preposte non sono mai intervenute attivamente per garantire loro una famiglia. La quasi totalità ha gravi condizioni psicofisiche, con handicap e disabilità, disturbi comportamentali e deficit cognitivi (in particolare il 7% ha problemi psichici, il 2% una disabilità plurima, l’1% difficoltà fisiche e lo 0,4% una disabilità sensoriale). Nell’attesa che il Tribunale dei Minori trovi dei genitori a questa tipologia di bambini, la maggior parte di loro finisce in istituti a valenza sanitaria da dove difficilmente esce per un successivo collocamento in famiglia. Inoltre, si è osservato come la deprivazione di cure familiari peggiori la loro condizione di disabilità. Affinché sia possibile sostenere una realtà così complessa, è necessario avere intorno una rete di sostegno: una volta che l’adozione va a buon fine, le istituzioni hanno il dovere di offrire un supporto medico e psicologico. Infine, una volta raggiunta la maggiore età, i ragazzi non adottati dovrebbero essere collocati in strutture per adulti, poiché essi hanno diritto all’assistenza residenziale, ma non sempre ciò avviene.

Fonte: IdO.
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Morto Castello, direttore di Pediatria presso “La Sapienza”.

Manuel Castello, direttore del dipartimento e della Scuola di specializzazione in Pediatria dell’Università “La Sapienza” di Roma, si è spento all’età di 80 anni. Originario di Buenos Aires, è stato presidente del Collegio docenti per la laurea in Infermieristica Pediatrica e fondatore dell’Accademia Nazionale di Pediatria e dell’Associazione Italiana di Pediatria. In qualità di medico, ha preso parte a numerose associazioni, tra cui l’American Academy of Pediatrics, l’Accademia Nazionale di Medicina e Scienze Politiche e Morali di Buenos Aires e l’Accademia Nazionale Italiana di Medicina. Infine, Castello ha fatto parte delle commissioni regionali del Lazio per le vaccinazioni ed è stato autore di oltre trecento pubblicazioni scientifiche e di un manuale di pediatria.
Fonte: IdO.
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Genitori sempre più contrari ai vaccini.

Una ricerca condotta da Datanalysis su 1000 genitori di bambini fino a 6 anni d’età (intervistati tra maggio e giugno del 2015) e presentata al Congresso Nazionale di Paidòss (l’Osservatorio Nazionale sulla Salute dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Lecce) ha avuto l’obiettivo di indagare la percezione nei confronti dei vaccini dopo determinati fatti di cronaca, quali il ritiro di un antinfluenzale per ipotizzati eventi avversi e le sentenze sul legame con l’autismo. I dati ricavati hanno mostrato come il 23,9% dei soggetti è intenzionato ad effettuare solo le vaccinazioni necessarie, il 14,5% è diventato più diffidente ma si attiene alle indicazioni del medico, il 12,9% è deciso a non utilizzarle in futuro e addirittura il 33% le ritiene più pericolose delle malattie che prevengono.
Il calo dell’attenzione che si sta registrando attualmente nei confronti dei vaccini preoccupa molto per quanto riguarda le malattie contagiose, quali morbillo, varicella, rosolia e meningiti pneumococciche. Risulta, quindi, necessario, secondo Walter Ricciardi (Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità), richiamare e sanzionare gli operatori della sanità pubblica che gettano discredito sulle vaccinazioni.

Fonte: IlMessaggero.it.