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Maschi meno stressati se escono tra loro e non con le donne.

Secondo uno studio condotto dall’università di Gottingen (Germania), i livelli maschili di stress aumentano esponenzialmente in occasione delle uscite con la propria partner o la propria famiglia. Al contrario, un’uscita insieme agli amici di vecchia data riduce l’ansia. La ricerca ha visto la partecipazione di un campione di macachi Babary, selezionati in quanto simili agli esseri umani nei comportamenti. Si è osservato come gli individui maschili di tale specie tendono a stringere legami molto stretti fra loro e ad assumere atteggiamenti meno distesi in presenza di un’esemplare femmina. In particolare, le patologie legate allo stress affiorano principalmente quando questi sono coinvolti in un legame di coppia; gli esemplari single risultano, invece, più sereni e tranquilli.

Fonte: GraffitiBlog.it.

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La sindrome di Klinefelter interessa 1 neonato su 500.

La sindrome di Klinefelter (SK) è una delle più comuni forme di aneuploidia, ovvero di anomalia del numero di cromosomi. Normalmente gli individui di sesso maschile possiedono 46 cromosomi, compresa una coppia di cromosomi sessuali (X e Y); coloro affetti da questa sindrome hanno, invece, almeno un cromosoma sessuale X in più rispetto al normale corredo XY e quindi un numero complessivo di 47 o più cromosomi. Da quest’ultima caratteristica possono scaturire determinati disturbi, curabili attraverso l’assunzione di farmaci (terapie di testosterone) o tramite opportune modifiche dello stile di vita: altezza superiore alla media, tendenza all’obesità e allo sviluppo di mammelle (ginecomastia), testicoli di piccole dimensioni (ipogonadismo) che comportano ridotta o assente fertilità in età adulta ed, infine, minime disabilità neuromotorie. Al giorno d’oggi, la SK è poco diagnosticata e conosciuta e ha una prevalenza stimata di un bambino ogni 500 nati. La qualità e l’aspettativa di vita delle persone affette da questa sindrome è attualmente quasi sovrapponibile a quella della media delle persone sane; in passato, in assenza di diagnosi prenatale, la malattia veniva invece riconosciuta solo e non sempre in età adulta.
Fonte: IdO.
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Le giornate più corte scatenano l’aggressività femminile.

Un’equipe di ricercatori dell’Indiana University ha condotto uno studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Academy, nel quale è stato scoperto per la prima volta un legame tra le giornate più corte tipiche della stagione fredda e l’aggressività negli animali. Il team di esperti ha esposto dei roditori altamente territoriali (quali i criceti) ad un inverno simulato, valutandone in seguito le reazioni in situazioni in cui un esemplare era percepito come intruso. In tal modo, si sono potuti registrare tutti i cambiamenti fisici ed ormonali legati all’effetto inverno nelle femmine. I risultati di tale ricerca hanno mostrato come la melatonina agiva direttamente sulle ghiandole adrenaliniche per scatenare un’aggressività stagionale, la quale, a sua volta, attivava diversi ormoni sessuali. Questo meccanismo risultava del tutto diverso da quello che avveniva nei maschi.

Appare, quindi, sempre più chiaro che gli ormoni sessuali giocano un ruolo importante nel controllare l’aggressività in entrambi i sessi.

Fonte: Focus.it.

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Antipsicotici in crescita nei ragazzi americani.

Uno studio condotto da un team di ricercatori della Columbia University di New York e pubblicato sulla rivista Jama Psychiatry ha rilevato come negli Stati Uniti le prescrizioni di farmaci antipsicotici siano in significativa crescita per i soggetti di sesso maschile e di età compresa tra i 13 e i 14 anni.
Tale ricerca ha preso in esame i dati di vendita di circa il 60% delle farmacie statunitensi durante il periodo 2006-2010. E’ emerso un forte incremento nella prescrizione di farmaci antipsicotici per la fascia di età 13-24 anni (con percentuali dell’1,19% nella popolazione adolescente e dello 0,84% nei giovani adulti) e un corrispondente decremento per la fascia di età 1-12 anni (con percentuali dello 0,11% nei bambini più piccoli e dello 0,80% in quelli più grandi).
Fonte: IdO.
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Sfatati molti miti sulla scuola.

Ciò che sappiamo in materia di educazione è per lo più sbagliato, perché frutto di convinzioni errate, studi condotti male o stereotipi.

Di seguito i miti più comuni recentemente confutati da alcune ricerche:

  1. Ogni studente possiede un certo tipo di intelligenza e riesce a dare il meglio di sè attraverso un particolare stile di apprendimento. L’ideatore delle intelligenze multiple, Howard Gardner, ha rifiutato la teoria degli “stili di apprendimento” ritenendo essa mancante di alcun fondamento scientifico.
  2. Essere bilingui durante l’infanzia crea confusione. Ciò è errato perché le aree cerebrali che si occupano di due diverse lingue non sono sovrapposte. Risulta invece vero il contrario perché si osserva un miglioramento del controllo degli impulsi e della concentrazione.
  3. I maschi sono più bravi in matematica e le femmine in italiano perché hanno abilità cognitive differenti. Alcuni ricercatori austriaci e svedesi hanno condotto uno studio in 13 Paesi europei che ha sfatato tale caposaldo della psicologia di genere, dimostrando che le differenze di genere sono inversamente proporzionali alle opportunità educative. Ad oggi, l’Inghilterra risulta il Paese più equilibrato.
  4. Nelle classi con meno allievi si impara meglio.
  5. Lavagne interattive multimediali, computers e smartphones migliorano l’apprendimento. L’uso della tecnologia non comporta obbligatoriamente un avanzamento qualitativo dei processi di pensiero.
  6. Lodare frequentemente gli studenti li induce a impegnarsi. La psicologia comportamentale spiega come solo un rinforzo intermittente e imprevedibile produce abitudini solide. L’incoraggiamento continuo e prevedibile porta invece l’interruzione dello sforzo nel momento in cui gli apprezzamenti vengono a mancare.

Alcuni fattori importanti per un buono studio sono: credibilità dell’insegnante; capacità auto-valutative; feedbacks; coinvolgimento dei genitori; classi ben gestite; apprendimento cooperativo.

Fonte: Focus.