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Correre aumenta le capacità intellettive.

Secondo uno studio del Department of Psychology e del Department of Biology of Physical Activity dell’Università di Jyväskylä (Finlandia) pubblicato sul Journal of Physiology, la corsa apporta numerosi benefici non solo al fisico, ma anche al cervello. La ricerca ha dimostrato, infatti, che coloro che corrono regolarmente apprendono meglio, poiché l’esercizio aerobico prolungato comporta un aumento delle riserve di neuroni nell’ippocampo (responsabili dell’apprendimento). I ricercatori hanno esaminato gli effetti della corsa sul cervello di alcuni roditori, osservando come il numero di nuovi neuroni ippocampali dei topi che correvano lunghe distanze risultava fino a 2-3 volte superiore rispetto a quelli sedentari.

Fonte: AdnKronos.com.

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Povertà e depressione.

Secondo un recente studio americano, crescere in un contesto di povertà diminuisce la connetività cerebrale e predispone a sintomi depressivi. I ricercatori hanno analizzato le scansioni fMRI di 105 bambini (di età compresa tra i 7 e i 12 anni) e osservato come alcune strutture chiave nel cervello fossero connesse in modo differente nei soggetti poveri rispetto a quelli cresciuti in contesti più ricchi. In particolare, quanto più l’ambiente di vita era limitante, tanto più ippocampo ed amigdala mostravano deboli connessioni con la corteccia frontale superiore, il giro linguale, il cingolo posteriore e il putamen. Mentre le differenze nel volume cerebrale possono essere facilmente superate durante la crescita grazie ad un valido supporto genitoriale, ciò non vale per il miglioramento della connettività. I bambini con basso status socioeconomico tendono, inoltre, ad esibire peggiori capacità cognitive e bassi livelli educativi e sono più a rischio di sviluppare disturbi psichiatrici come depressione e comportamento antisociale. I ricercatori hanno, infine, ipotizzato che fattori quali stress, esposizione ad ambienti avversi e scarsa educazione possono contribuire alla manifestazione di problemi in anni successivi.

Fonte: StateOfMind.it.

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L’obesità distrugge le connessioni tra neuroni.

Uno studio condotto su cavie al Medical College of Georgia e pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity ha dimostrato che una dieta ricca di grassi contribuisce alla distruzione delle connessioni neuronali, provocando un conseguente decadimento della memoria e delle funzioni cognitive in generale.
In un organismo sano, le cellule della microglia sono costituite da macrofagi specializzati nel proteggere i neuroni del sistema nervoso centrale (SNC), ingerendo rifiuti e contribuendo a garantirne la corretta funzione. Quando i topi diventano obesi, l’eccesso di grasso nel corpo produce un’infiammazione cronica che stimola una risposta autoimmune da parte di queste particolari cellule, le quali iniziano a distruggere le sinapsi all’interno dell’ippocampo.
Fonte: IlMessaggero.it.