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L’impronta della depressione è trasmessa da madre a figlia.

Numerosi studi hanno precedentemente dimostrato che la depressione tende a ricorrere all’interno delle famiglie, con un aumento del rischio di 2-3 volte tra i parenti di primo grado. Uno nuovo studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, rivela come l'”impronta” di questa malattia ha maggiori probabilità di essere trasmessa dalle madri alle figlie. Tale ricerca è stata basata sui dati raccolti dall’analisi dell’attività cerebrale di 35 famiglie americane sane attraverso risonanza magnetica (Mri). Al termine dello studio, i ricercatori chiariscono che le madri non sono le sole responsabili della depressione delle proprie figlie, poiché a causare la malattia non risulta essere necessariamente un fattore ereditario, ma incidono anche l’ambiente sociale e le esperienze di vita.

Fonte: Corriere.it.

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Scoperti i geni responsabili dell’intelligenza.

Una recente ricerca, condotta dall’Imperial College di Londra e pubblicata su Nature Neuroscience, ha scoperto i geni che rendono le persone intelligenti. In particolare, si tratta di due reti geniche (denominate M1 e M3) che potrebbero essere manipolate per aumentare la potenza cerebrale e, di conseguenza, modificare l’intelligenza umana, ottenendo migliore memoria e maggiori attenzione, velocità di elaborazione e capacità di ragionamento. Quando questi geni-chiave sono collocati in determinate posizioni, il cervello funziona in modo ottimale, con lucidità di pensiero e rapidità di connessioni; se, invece, queste ultime vengono mutate, possono verificarsi rallentamenti cognitivi o gravi disturbi psichici.

Fonte: AdnKronos.

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La solitudine indebolisce le difese immunitarie.

Uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences afferma che la solitudine sia in grado di minare i processi che sono alla base delle difese immunitarie, modificando l’attività dei geni predisposti alla protezione dell’organismo umano. Tale ricerca fa luce su un aspetto già noto: l’essere isolati, soprattutto in età anziana, aumenta il rischio di morte e accorcia l’aspettativa di vita.

Gli esperti hanno osservato che le cellule immunitarie (leucociti) di persone in condizioni di solitudine presentano un’attività genica alterata a favore di geni pro-infiammatori e a discapito di geni importanti per la difesa da agenti infettivi. Ciò espone maggiormente al rischio di patologie.

Questa riscontrata debolezza delle difese immunitarie risulta inoltre associata a sua volta ad un aumento del rischio di rimanere in solitudine nel futuro prossimo: si è resa quindi evidente l’esistenza di un circolo vizioso che lega indissolubilmente l’essere soli ad un sistema immunitario alterato e viceversa.

Fonte: Corriere.it.