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Correre aumenta le capacità intellettive.

Secondo uno studio del Department of Psychology e del Department of Biology of Physical Activity dell’Università di Jyväskylä (Finlandia) pubblicato sul Journal of Physiology, la corsa apporta numerosi benefici non solo al fisico, ma anche al cervello. La ricerca ha dimostrato, infatti, che coloro che corrono regolarmente apprendono meglio, poiché l’esercizio aerobico prolungato comporta un aumento delle riserve di neuroni nell’ippocampo (responsabili dell’apprendimento). I ricercatori hanno esaminato gli effetti della corsa sul cervello di alcuni roditori, osservando come il numero di nuovi neuroni ippocampali dei topi che correvano lunghe distanze risultava fino a 2-3 volte superiore rispetto a quelli sedentari.

Fonte: AdnKronos.com.

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L’attività fisica migliora l’elasticità mentale.

Uno studio italiano pubblicato sulla rivista Current Biology ha rilevato come un’attività fisica moderata sia in grado di potenziare la neuroplasticità in soggetti adulti. I ricercatori hanno utilizzato il fenomeno della cosiddetta rivalità binoculare: nei primi strati della corteccia visiva, gli stimoli provenienti da entrambi gli occhi sono presenti in zone differenti (denominate colonne di dominanza oculare); successivamente, il cervello fonde le informazioni in competizione per aggiungere profondità alla visione e per rappresentare in modo coerente e stabile ciò che vede. Il sistema visivo completa la sua maturazione nel corso dell’infanzia e le colonne di dominanza oculare si modificano solo durante una breve finestra temporale: lo studio mostra che questo fenomeno plastico può prodursi temporaneamente anche nell’adulto. I ricercatori hanno bendato un occhio ad un gruppo di 20 soggetti adulti intenti nella visione di un film: alcuni di questi sono rimasti seduti in poltrona, altri si sono dedicati ad un’attività sportiva modesta. Coloro che avevano svolto esercizio fisico presentavano il fenomeno della rivalità binoculare in modo molto più accentuato rispetto agli altri: ciò avveniva perché l’attività sportiva comportava una diminuzione nella concentrazione di un neurotrasmettitore inibitorio (il GABA), cui a sua volta corrispondeva un aumento di plasticità cerebrale. Dallo studio, è emerso quindi che l’esercizio fisico risultava particolarmente interessante per la sua potenziale applicazione clinica.

Fonte: LaStampa.it.
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I benefici del baby massage.

Le sequenze di massaggio infantile sono state elaborate negli anni ’70-’80 da Vimala McClure, la quale ha integrato i massaggi tradizionali indiano e svedese con i principi di riflessologia e yoga, sperimentando tale mix di pratiche sui suoi stessi figli e riscontrandone da subito dei benefici.

Il massaggio agisce a livello fisico, contribuendo a stimolare la coordinazione motoria, ad aumentare la percezione corporea, ad apportare benefici al sistema nervoso, scheletrico, muscolare, circolatorio e all’apparato digerente (perché aiuta a prevenire le coliche e i disturbi gastrici). Esso, inoltre, agisce sullo sviluppo del linguaggio, migliora il sonno, lenisce i dolori relativi alla crescita e diminuisce la produzione di ormoni dello stress.

Se applicato entro il primo anno di vita, il baby massage rafforza anche il rapporto con i genitori (bonding), poiché sono proprio questi ultimi ad eseguirlo dopo aver frequentato un corso ad hoc tenuto da insegnanti qualificati dall’Iaim (International association of infant massage). I benefici si estendono anche agli altri componenti della famiglia, quali, per esempio, i fratelli maggiori che accolgono meglio il nuovo arrivato, svolgendo parte attiva nel suo accudimento. In certi casi, si può effettuare il massaggio anche a bambini più grandi o con bisogni speciali: sul neonato prematuro il beneficio riguarda, infatti, sia la sfera fisica (che comporta un migliore accrescimento), sia quella psicologica (poiché si rafforza la percezione di sé).

Fonte: Repubblica.it.

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Diabete geriatrico in bambina di 3 anni.

In occasione della riunione annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete, alcuni esperti hanno analizzato il caso particolare di una bambina americana (di origine ispanica) di tre anni. Quando la bimba è stata visitata la prima volta dagli specialisti dell’Health Science Center dell’università del Texas, pesava 35 kg (la media per quell’età è generalmente intorno ai 13-16 kg). Dopo una prima diagnosi, gli esperti hanno individuato come un’alimentazione inadeguata e la mancanza di esercizio fisico abbiano svolto un ruolo importante nello sviluppo di una patologia diabetica. Questi due fattori, infatti, sono in grado di anticipare la comparsa di malattie naturalmente associate all’età avanzata, quale il diabete di tipo 2; un tempestivo cambio di stile di vita riesce invece a farla retrocedere. La bambina è stata, così, seguita dagli specialisti: sei mesi dopo la diagnosi non aveva più bisogno di farmaci e il livello di zuccheri nel sangue era tornato alla normalità.

Fonte: Il Messaggero.

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Se la coppia è in crisi, allora vai di junk food!

Uno studio americano sostiene come esista una relazione tra il cibo e lo stress di coppia. Una ricerca congiunta delle università di Delaware e dell’Ohio ha rivelato come i litigi all’interno di una relazione amorosa costituiscano una premessa per un consumo anomalo di alimenti, in particolare “più cibo” e “di peggiore qualità”, per individui in peso forma o leggermente sovrappeso.

Tuttora non è stato rilevato un rapporto diretto di tipo causa-effetto, ma si è osservato come questi due fattori si presentino in contemporanea ed in entrambi i generi. Si ipotizza che in casi di rifiuto, o comunque di difficoltà, in una relazione si scatena nei soggetti un immediato desiderio di compensazione/sollievo che può essere facilmente soddisfatto attraverso il cibo. Quest’ultimo, infatti, è tra tutti l’elemento più a portata di mano in grado di alleviare lo stress del litigio. Il cosiddetto “comfort food” risulta spesso quello con maggior contenuto di grassi, zuccheri e sale. E’ come se il fisico sia disposto a compensare lo stress di coppia fino a quando i rischi per la salute non diventano eccessivi.

Fonte: Sette. Corriere della Sera.

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I benefici del fare sport in adolescenza.

I medici sono concordi nell’affermare che praticare uno sport comporta numerosi benefici all’organismo umano sia a livello fisico che mentale.

Secondo le ultime rilevazioni del Ministero della Salute, i ragazzi italiani non praticano abbastanza sport, ma anzi risultano sedentari. Circa il 40% degli adolescenti non pratica alcuno sport o addirittura lo pratica meno di due ore a settimana.

Ricerche recenti hanno evidenziato come l’attività fisica in questo periodo particolare del ciclo di vita comporta numerosi vantaggi, tra i quali: riduzione dell’aggressività fisica, aumento della socializzazione, della disciplina, dell’autocontrollo e della capacità di coping, miglioramento della qualità del sonno, prevenzione dell’obesità. Secondi i ricercatori, lo sport deve essere inteso come parte piacevole della vita quotidiana fin dalla più tenera età e va praticato con costanza e regolarità (circa tre o quattro ore a settimana). Risulta inoltre necessario che i ragazzi alternino l’attività sportiva preferita o più incline alla propria indole (o alle proprie caratteristiche fisiche) ad un’altra complementare per caratteristiche.

Fonte: Focus.