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Disponibilità emotiva genitoriale e depressione adolescenziale.

Numerose ricerche sostengono che condizioni familiari non ottimali possono influenzare lo status psicopatologico dei figli in età evolutiva. Un recente studio ha voluto verificare se la disponibilità emotiva genitoriale fosse correlata con la depressione in adolescenza. Il campione preso in esame da tale ricerca era costituito da 437 ragazzi (213 maschi e 224 femmine) suddivisi per fasce d’età, 286 madri e 271 padri. Le somministrazioni effettuate collettivamente hanno previsto l’uso dei seguenti strumenti: Children Depression Inventory (CDI), Rosenberg Self-Esteem Scale (RSE), Lum Emotional Availability of Parents (LEAP) e colloqui genitoriali. I risultati dello studio hanno mostrato come la disponibilità emotiva genitoriale fosse correlata negativamente con i livelli di depressione negli adolescenti, che risultavano maggiori nei casi di conflittualità familiare. E’, infatti, ampiamente riconosciuto che le relazioni con gli adulti significativi sono fondamentali in età evolutiva e, se positive, fungono da fattori protettivi nei confronti di sintomatologie di natura depressiva.

Fonte: StateofMind.it.

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Nelle adozioni gay conta l’affetto dei genitori, non il loro genere.

In merito ai temi delle unioni civili e delle adozioni gay, il presidente della Società Italiana di Psichiatria ha affermato che, per la crescita funzionale di un bambino, ciò che conta è la capacità affettiva dei genitori, tale da creare un ambiente sicuro, sereno e protettivo. Ciò non dipende dal genere di questi ultimi, poichè è stato precedentemente dimostrato che nelle famiglie composte da coppie eterosessuali possono prodursi danni nella psiche dei figli quando il rapporto tra i partner adulti è in crisi. In merito alla Stepchild Adoption, si stanno tuttora raccogliendo dati ed è quindi prematuro esprimere opinioni scientifiche definitive su situazioni sociali molto recenti. Ciò che si rende necessario è procedere ad una raccolta attenta ed equilibrata di dati e studi, oltre che approfondire gli infiniti aspetti coinvolti in questo ambito.

Fonte: AdnKronos.com.

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I giochi elettronici riducono qualità e quantità delle interazioni genitori-figli.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Pediatrics, i giochi elettronici per bambini di 1-2 anni comportano un decremento nella quantità e qualità del linguaggio durante le interazioni genitori-figli, rispetto all’uso di giocattoli più tradizionali. Questi dati sono stati raccolti all’interno di un esperimento che ha coinvolto ventisei coppie di genitori-bambini, interagenti attarverso tre diversi set di giochi: giocattoli elettronici (cellulare giocattolo, pc giocattolo e fattoria parlante), tradizionali (puzzle di legno, classificatore di forme e cubi di gomma) e libri adatti all’età dei più piccoli. E’ stata, inoltre, predisposta l’audioregistrazione delle verbalizzazioni dei soggetti nel corso della loro quotidianità. I risultati hanno evidenziato che durante l’utilizzo dei giochi elettronici vi era una minore quantità di parole espresse dall’adulto, un minor numero di scambi conversazionali e una minore produzione linguistica da parte del bambino rispetto ai momenti di gioco con giocattoli tradizionali e con libri. Nelle conclusioni dello studio, viene esplicitamente scoraggiato l’uso di questa tipologia di giochi, poichè non facilita le interazioni verbali; eppure, questi giocattoli contribuiscono alla direzionalità e all’orientamento dell’attenzione verso nuovi stimoli uditivi e visivi. E’ utile, quindi, approcciarsi ai giochi elettronici con un coinvolgimento più attivo da parte dell’adulto e con l’integrazione di altre tipologie di attività ludiche.

Fonte: StateOfMind.it.

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Cos’è la violenza domestica.

Quasi ogni giorno, mass media e giornali parlano del fenomeno della violenza domestica contro le donne. La casa, luogo che per alcune di esse è sicuro e privo di pericoli, per altre è un ambiente di paura e dolore. Per violenza domestica si intende quella che si realizza all’interno della coppia e che ha come caratteristica prevalente la violenza verbale, psicologica e fisica con frequenti minacce e l’imposizione del rapporto sessuale. Coloro i quali non sono implicati in tali relazioni si domandano spesso come una donna possa sopportare tali dinamiche, come possa continuare a rimanere accanto ad un uomo che la maltratta e che non ha considerazione di lei. Fino ad alcuni anni fa, si pensava che gli uomini violenti fossero coloro che avevano problemi di dipendenze o che avessero patologie psichiatriche. Oggi, invece, si è visto che coloro che maltrattano le donne sono uomini “per bene”, che tra le mura domestiche si trasformano, con esplosioni di violenza incontrollata: per questi soggetti picchiare o maltrattare la moglie è legittimo e sopratutto è una faccenda privata in quanto la donna deve assoluta obbedienza al marito. Il bisogno di controllo, di potere, di sottomissione della compagna generano nell’uomo comportamenti di marito-padrone che cerca di sottomettere la moglie con una serie di violenze psicologiche e fisiche per ottenerne il controllo. In tutta questa situazione spesso le mogli, prima di metabolizzare gli eventi, lasciano trascorrere molto tempo, legittimando i comportamenti del compagno poiché pensano di aver sbagliato e che sia giusto essere punite oppure ritengono che rimanendo in tale situazione possono salvare la famiglia e i figli. Le varie violenze minano l’autostima, intaccano la capacità della donna di aver un controllo su se stessa, arrivando a pensare che non può ribellarsi o separarsi e credendo di non valere niente e quindi di dover subire. A maggior ragione se vi sono figli piccoli: per la donna i figli sono un forte deterrente a non prendere decisioni; ella non vuole “togliere” loro il padre e quindi si convince che sia meglio subire.

Fonte: PsicologiaOggi.it.

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La scienza conferma: i primogeniti sono più intelligenti.

Una ricerca condotta dall’Università di Leipzig (Germania) ha preso in esame un campione di 20.000 persone provenienti da Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna. Secondo tale studio, i primogeniti possiedono un quoziente intellettivo più alto rispetto ai loro fratelli. Non si è, tuttavia, riusciti a dare una spiegazione a questa differenza tra figli di una stessa coppia. Fra le ipotesi, vi è il fatto che spesso in casa i più piccoli sono più liberi di fare ciò che desiderano. Inoltre, nella maggior parte dei casi, il primogenito ha l’attenzione totale dei genitori prima della nascita dei fratelli, è più seguito e controllato, ha maggiori occasioni di crescita e di imparare cose nuove. Esiste un’ultima possibile ragione definita funzione di tutoring: il primogenito è una sorta di tutor, di guida per i più piccoli, un insegnante poco più grande di loro, che svolge un ruolo importante nello stimolare l’intelligenza. 

Fonte: Repubblica.it.