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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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La scienza conferma l’attitudine tipicamente femminile alle emozioni.

Un recente esperimento, condotto da Adrianna Mendrek e dai suoi collaboratori dell’Institut universitaire en santé mentale di Montreal (Canada), ha visto la partecipazione di 46 soggetti, ai quali sono state presentate una serie di immagini evocanti una particolare risposta emotiva. I ricercatori hanno annotato le reazioni positive, negative e neutre dei partecipanti, registrato ed analizzato la loro attività cerebrale attraverso specifiche tecniche di imaging e, infine, misurato la concentrazione nel sangue di alcuni particolari ormoni.

I risultati dello studio hanno evidenziato che le reazioni negative alle immagini, ovvero i soggetti che mostravano maggiore sensibilità al potenziale evocativo emozionale, corrispondevano in genere a tratti più “femminili” sotto il profilo ormonale, indipendentemente dal sesso dei partecipanti. Al contrario, una minore sensibilità si associava ad una maggiore attivazione delle connessioni nervose fra l’amigdala (avente un ruolo fondamentale nelle reazioni emotive) e la regione dorsomediale della corteccia prefrontale nell’emisfero destro del cervello (sede della razionalità cerebrale). Dunque, una stretta interconnessione tra queste due aree permette generalmente di controllare meglio le reazioni emotive.

I ricercatori hanno, inoltre, osservato come una maggiore concentrazione di testosterone, tipica dei profili ormonali maschili, comporti in questi ultimi una consistente attivazione delle connessioni fra amigdala e corteccia prefrontale, assieme ad una minore vulnerabilità emotiva nei confronti delle immagini proposte. Ciò non esclude ovviamente l’influenza di fattori culturali o ambientali nella modulazione delle reazioni emotive; è piuttosto un risultato interessante dal punto di vista scientifico poiché apre nuove possibilità di ricerca e comprensione di altri fenomeni (quale, per esempio, la diversa variabilità emotiva che si verifica nelle donne durante le differenti fasi del ciclo mestruale). 

Fonte: Sette (Corriere della Sera).