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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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Alcuni semplici trucchi per ritrovare la concentrazione.

Niente multitasking. A volte, essere impegnati su più fronti contemporaneamente è inevitabile, ma ciò non deve diventare un’abitudine. Uno studio realizzato nel 2009 dall’Università di Stanford ha dimostrato che coloro che si vantano di essere multitasking mostrano, rispetto ai non multitasker, performance più scadenti nei compiti attentivi e mnemonici e nelle situazioni in cui si chiede di passare velocemente da un’abilità cognitiva all’altra. L’attitudine a svolgere più mansioni allo stesso tempo sarebbe infatti correlata ad una difficoltà nel filtrare le informazioni irrilevanti.

Muoversi. Secondo uno studio dell’Università di Harvard, praticare attività fisica regolarmente e con moderata intensità fa bene al cervello poiché migliora l’umore, riduce il livelli di stress e ansia, mantiene una pressione sanguigna ottimale e stimola il rilascio del fattore neurotrofico cerebrale (una molecola che contribuisce alla crescita neuronale).

Preparare una lista delle cose da fare. In tal modo, si potranno capire quali sono le priorità e non lasciare inevasi i compiti da svolgere. Scrivere questi ultimi su carta servirà a rimanere concentrati su ciò che si sta facendo, liberando la mente dal gravoso compito di tenerli impressi.

Bere caffè. Quando si è stanchi, è uno dei modi migliori per ritrovare la concentrazione. Ovviamente, non bisogna esagerare perché troppa caffeina rende nervosi e non favorisce la concentrazione.

Prevedere delle pause. “Staccare” ogni tanto è necessario, poiché è utile per mantenere una buona perfomance.

Non portarsi il lavoro a casa. Allontanarsi da un problema e pensare ad altro stimola il pensiero creativo e aiuta a trovare soluzioni più efficaci.

Allenarsi alla concentrazione. Alcuni studi suggeriscono che allenare il cervello più volte alla settimana nei compiti cognitivi che si vuole potenziare possa portare effetti benefici equivalenti a quelli di una “palestra per la mente”.

Trovare un luogo tranquillo. I rumori ambientali stimolano nell’organismo la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, che rende più difficile mantenere il focus attentivo. Più sono forti tali rumori, maggiori le quantità di cortisolo prodotte.

Scegliere un luogo adatto. Trovare un luogo ideale in cui recarsi quando si deve affrontare una sessione impegnativa di studio o di lavoro toglierà dall’imbarazzo di dover decidere dove lavorare.

Ad ogni cosa il suo tempo. Fissare slot di tempo specifiche in cui compiere determinati compiti solleverà dalla necessità di prendere decisioni gravose.

Disconnettersi. A meno che non si lavori con Internet, ridurre al minimo le fonti di distrazione online aiuterà a rimanere concentrati.

Abbracciare la noia. In piccole dosi, la noia è terapeutica. Quando si è a riposo, è utile provare a concentrarsi su una singola attività, anziché continuare ad iperstimolarsi con una serie di input diversi.

Meditare. Uno studio dell’Università del North Carolina ha evidenziato come siano sufficienti venti minuti di meditazione al giorno, per quattro giorni a settimana, per ottenere benefici cognitivi utili per la concentrazione.

Dormire bene. Lavorare fino a tardi su un compito in scadenza è deleterio: uno dei primi sintomi della carenza di sonno è proprio la difficoltà di concentrazione.

Fonte: Focus.it.

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L’Osas, questa sconosciuta!

Durante il sonno, il naso e la faringe tendono a chiudersi. In alcuni casi, tale chiusura può essere completa e portare alla comparsa di apnee con successivi tentativi di risveglio improvviso. Questo è ciò che accade nei soggetti affetti da Osas (Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno), una malattia cronica che si manifesta con sonnolenza diurna, innalzamento del rischio dell’insorgenza di cardiopatie, problemi cerebrovascolari, ipertensione arteriosa, alterazioni del metabolismo e deficit delle funzioni cognitive.
Di per sé, l’Osas è una patologia facile da diagnosticare ma, ancora oggi, poco conosciuta. La sua sintomatologia è complessa, tanto da rendere necessario un approccio interdisciplinare per arrivare ad una diagnosi corretta.
Il trattamento di tale sindrome varia da caso a caso, ma finora la terapia che ha riscosso ottimi risultati positivi è stata la Cpap, che consiste nel dormire con una maschera posizionata sul volto capace di emettere aria ad una pressione tale da vincere l’ostruzione respiratoria. E’, inoltre, possibile ricorrere a terapie alternative di tipo chirurgico sui tessuti molli delle vie aeree superiori o ad interventi in ambito odontoiatrico con il ricorso ad apparecchi che portano in avanti lingua e mandibola per aumentare lo spazio respiratorio.

Fonte: IdO.
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Perché il caffè ci tiene svegli?

Tramite la coltivazione di alcune cellule esposte alla caffeina, i ricercatori del Medical Research Council’s Laboratory of Molecular Biology di Cambridge hanno mostrato come questa sostanza sia in grado di alterare il funzionamento dell’orologio biologico interno del corpo umano. Questo risultato può contribuire a trattare alcuni disturbi del sonno. Infatti, un caffè espresso doppio bevuto tre ore prima di andare a dormire posticipa di 40 minuti l’attivazione di melatonina (l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia), rendendo più difficile addormentarsi. Questi e altri dati indicano che è possibile, in qualche misura, modificare il ritmo circadiano.

Fonte: Il Messaggero.