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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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Le donne proteggono istintivamente il partner dalle rivali fertili.

Secondo un articolo pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, le donne capiscono istintivamente se una potenziale rivale in amore sta ovulando e, in quel caso, diventano maggiormente guardinghe, allontanando il compagno dal soggetto in questione. La ricerca ha visto la partecipazione di 478 donne eterosessuali fidanzate o sposate, alle quali sono state mostrate foto di donne sconosciute e chiesto quanto avrebbero desiderato che le persone ritratte stringessero amicizia con il proprio partner. Al termine dell’esperimento, le intervistate hanno affermato di volere una maggiore distanza tra il compagno e le donne nelle immagini quando queste ultime stavano ovulando, nonostante nessuno le avesse istruite a riguardo. Tale ricerca dimostra come le percezioni femminili cambino durante il mese e come gli uomini si accorgano dell’avvento dell’ovulazione (il momento in cui una donna è più fertile, maggiormente attraente e sessualmente disponibile); le donne, inoltre, notano questi piccoli cambiamenti anche nelle altre e li usano inconsciamente a difesa della propria relazione.

Fonte: Focus.it.

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Prozac contro la Sindrome di Down.

A breve avranno luogo negli Stati Uniti e in Italia i primi test sul prozac (un farmaco antidepressivo), su bambini tra i 5 e i 10 anni, con l’obiettivo di combattere i sintomi della sindrome di Down. E’ stato ipotizzato, infatti, che il principio attivo di tale farmaco (la fluoxetina) potrebbe contrastare il deterioramento dei neuroni provocato dalla stessa sindrome di Down, la cui caratteristica principale è un deficit nella produzione e nello sviluppo neuronale. L’esperimento vedrà la partecipazione di 21 donne incinte al cui feto è stata diagnosticata tale sindrome, a 14 delle quali verrà somministrato il farmaco durante la gestazione e per i primi due anni di vita del bambino. Questa ricerca ha precedentemente mostrato ottimi risultati sui roditori, nei quali si è osservato un aumento del numero di neuroni e un miglioramento delle capacità cognitive.

Fonte: Tgcom24.it.

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L’amicizia tra donne etero e uomini gay.

Un’équipe di scienziati della University of Texas at Arlington, in uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Sexual Behavior, ha esaminato il legame d’amicizia che si instaura tra uomini omosessuali e donne eterosessuali, scoprendo che in questo tipo di rapporto il punto cruciale risiede nell’assenza di “conflitti di interesse” e nell’esistenza di fini reciproci nelle preferenze sessuali. La formazione di queste relazioni è, infatti, guidata da processi sociali ben precisi e codificati. Per scoprire ciò, gli scienziati hanno messo insieme i risultati di quattro studi separati che hanno coinvolto all’incirca 700 studentesse eterosessuali. Nel primo esperimento, 167 donne hanno valutato consigli sentimentali forniti da donne eterosessuali, uomini eterosessuali e uomini omosessuali, riponendo maggiore fiducia in quelli provenienti da questi ultimi. Gli altri tre esperimenti hanno mostrato che tale fenomeno si accentuava significativamente quando le donne si trovavano in uno scenario competitivo dal punto di vista del corteggiamento e della scelta del partner.
Fonte: Repubblica.it.
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Agli uomini piacciono le donne intelligenti, ma da lontano.

Uno studio pubblicato sulla rivista Personality and Social Psychology Bulletin ha evidenziato come gli uomini, pur essendo attratti da donne intellettualmente prestanti, ne temono il confronto, tendendo a preferire quelle meno brillanti. La ricerca ha visto la presentazione di due scenari differenti a 105 uomini eterosessuali. Nel primo, è stato chiesto ai soggetti di immaginare un appuntamento romantico con una donna, offrendo loro la possibilità di scegliere tra un partner più o meno bravo nel risolvere problemi di matematica. La maggior parte degli uomini ha mostrato un atteggiamento positivo e un maggiore interesse romantico nei confronti di donne dotate di maggiore intelligenza. Nella seconda parte della ricerca, i partecipanti hanno inizialmente completato un test di intelligenza; in seguito, è stato detto loro che avrebbero incontrato una donna con un punteggio più alto del loro al medesimo test. I soggetti si sono così rivelati freddi e distanti, valutando quest’ultima meno attraente e mostrando minore desiderio di stabilire un contatto emotivo. La conclusione a cui sono giunti i ricercatori è che gli uomini avvertono l’interazione con una donna più intelligente di loro come una pericolosa minaccia alla propria mascolinità e, alla fine, trovano più rassicurante scegliere un partner che percepiscono inferiore dal punto di vista intellettuale.

Fonte: Repubblica.it.

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Cos’è la violenza domestica.

Quasi ogni giorno, mass media e giornali parlano del fenomeno della violenza domestica contro le donne. La casa, luogo che per alcune di esse è sicuro e privo di pericoli, per altre è un ambiente di paura e dolore. Per violenza domestica si intende quella che si realizza all’interno della coppia e che ha come caratteristica prevalente la violenza verbale, psicologica e fisica con frequenti minacce e l’imposizione del rapporto sessuale. Coloro i quali non sono implicati in tali relazioni si domandano spesso come una donna possa sopportare tali dinamiche, come possa continuare a rimanere accanto ad un uomo che la maltratta e che non ha considerazione di lei. Fino ad alcuni anni fa, si pensava che gli uomini violenti fossero coloro che avevano problemi di dipendenze o che avessero patologie psichiatriche. Oggi, invece, si è visto che coloro che maltrattano le donne sono uomini “per bene”, che tra le mura domestiche si trasformano, con esplosioni di violenza incontrollata: per questi soggetti picchiare o maltrattare la moglie è legittimo e sopratutto è una faccenda privata in quanto la donna deve assoluta obbedienza al marito. Il bisogno di controllo, di potere, di sottomissione della compagna generano nell’uomo comportamenti di marito-padrone che cerca di sottomettere la moglie con una serie di violenze psicologiche e fisiche per ottenerne il controllo. In tutta questa situazione spesso le mogli, prima di metabolizzare gli eventi, lasciano trascorrere molto tempo, legittimando i comportamenti del compagno poiché pensano di aver sbagliato e che sia giusto essere punite oppure ritengono che rimanendo in tale situazione possono salvare la famiglia e i figli. Le varie violenze minano l’autostima, intaccano la capacità della donna di aver un controllo su se stessa, arrivando a pensare che non può ribellarsi o separarsi e credendo di non valere niente e quindi di dover subire. A maggior ragione se vi sono figli piccoli: per la donna i figli sono un forte deterrente a non prendere decisioni; ella non vuole “togliere” loro il padre e quindi si convince che sia meglio subire.

Fonte: PsicologiaOggi.it.

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Un test per diagnosticare lo shopping compulsivo.

Un team di ricercatori della University of Bergen ha recentemente messo a punto la Bergen Shopping Addiction Scale su un campione di oltre 23.000 soggetti. L’obiettivo ultimo di tale strumento è di aiutare psicologi e operatori sanitari nell’individuazione della sindrome da acquisto compulsivo.

La dipendenza da shopping è comune all’interno di determinati gruppi demografici: risulta predominante tra le donne, emerge tipicamente nella tarda adolescenza o nella prima età adulta e sembra diminuire con l’avanzare degli anni. Inoltre, sono più a rischio di sviluppare questa dipendenza i soggetti estremamente estroversi e quelli con tratti nevrotici: i primi perché utilizzano lo shopping per esprimere la propria individualità e aumentare il proprio status sociale; i secondi, che soffrono più frequentemente di ansia e depressione, ricorrono agli acquisti per ridurre i propri sentimenti negativi. D’altra parte, invece, tratti di personalità come la scrupolosità, la coscienziosità, l’amore per stimoli intellettuali e le novità sembrano caratterizzare chi ha un bassissimo rischio di sviluppare tale dipendenza.

Fonte: LaRepubblica.it.

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Le figlie di mamme lavoratrici fanno più carriera.

Secondo uno studio della Harvard Business School, le donne cresciute con madri lavoratrici hanno una carriera migliore, guadagnano stipendi più alti rispetto alle loro coetanee (circa il 4% in più), vivono relazioni più egualitarie con i loro partners e mostrano maggiori attitudini sociali. Se una bambina ha una mamma lavoratrice imparerà che porsi degli obiettivi esterni alla vita familiare e domestica può essere soddisfacente e realizzante. Il modello trasmesso è quindi importante: se la relazione madre-figlia è positiva, l’identificazione con la madre che lavora permetterà alla figlia di accedere ad un’idea di femminilità più ampia e complessa e di integrare nella propria idea di persona anche quella relativa alle ambizioni di lavoro. Avere una mamma lavoratrice rappresenta un valore soprattutto se essa è contenta della sua occupazione, quindi trasmette (anche per via implicita) un bagaglio di pensieri, emozioni e modelli positivi alla prole. È molto importante anche la negoziazione della coppia rispetto a questo ambito, ossia come il partner si rapporta alla posizione della donna lavoratrice: se una madre lavora, ma il padre non la supporta, ciò non è indifferente per un figlio. Gli effetti positivi si notano, inoltre, anche nei maschi: questi ultimi hanno, infatti, attitudini molto più liberali verso le donne sul posto di lavoro, oltre ad essere molto partecipi nella cura della propria prole e negli altri compiti familiari.

Fonte: Repubblica.it.