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Nelle adozioni gay conta l’affetto dei genitori, non il loro genere.

In merito ai temi delle unioni civili e delle adozioni gay, il presidente della Società Italiana di Psichiatria ha affermato che, per la crescita funzionale di un bambino, ciò che conta è la capacità affettiva dei genitori, tale da creare un ambiente sicuro, sereno e protettivo. Ciò non dipende dal genere di questi ultimi, poichè è stato precedentemente dimostrato che nelle famiglie composte da coppie eterosessuali possono prodursi danni nella psiche dei figli quando il rapporto tra i partner adulti è in crisi. In merito alla Stepchild Adoption, si stanno tuttora raccogliendo dati ed è quindi prematuro esprimere opinioni scientifiche definitive su situazioni sociali molto recenti. Ciò che si rende necessario è procedere ad una raccolta attenta ed equilibrata di dati e studi, oltre che approfondire gli infiniti aspetti coinvolti in questo ambito.

Fonte: AdnKronos.com.

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La carriera lavorativa non compromette le relazioni affettive.

Uno studio pubblicato sulla rivista Human Nature ha dimostrato che, contrariamente a quanto comunemente affermato, non vi sarebbe alcuna associazione negativa tra le molte ore trascorse a lavoro e la soddisfazione nel rapporto d’amore. La ricerca è stata condotta su un campione di 285 coppie, con entrambi i partners impegnati in carriera. L’analisi delle associazioni tra orari di lavoro, vita privata e felicità nelle rispettive relazioni ha mostrato come le coppie erano portate ad organizzare il tempo con maggiori selettività ed intensità per compensare la scarsità di ore da trascorrere col proprio partner.

Fonte: Ansa.it.

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Cos’è la violenza domestica.

Quasi ogni giorno, mass media e giornali parlano del fenomeno della violenza domestica contro le donne. La casa, luogo che per alcune di esse è sicuro e privo di pericoli, per altre è un ambiente di paura e dolore. Per violenza domestica si intende quella che si realizza all’interno della coppia e che ha come caratteristica prevalente la violenza verbale, psicologica e fisica con frequenti minacce e l’imposizione del rapporto sessuale. Coloro i quali non sono implicati in tali relazioni si domandano spesso come una donna possa sopportare tali dinamiche, come possa continuare a rimanere accanto ad un uomo che la maltratta e che non ha considerazione di lei. Fino ad alcuni anni fa, si pensava che gli uomini violenti fossero coloro che avevano problemi di dipendenze o che avessero patologie psichiatriche. Oggi, invece, si è visto che coloro che maltrattano le donne sono uomini “per bene”, che tra le mura domestiche si trasformano, con esplosioni di violenza incontrollata: per questi soggetti picchiare o maltrattare la moglie è legittimo e sopratutto è una faccenda privata in quanto la donna deve assoluta obbedienza al marito. Il bisogno di controllo, di potere, di sottomissione della compagna generano nell’uomo comportamenti di marito-padrone che cerca di sottomettere la moglie con una serie di violenze psicologiche e fisiche per ottenerne il controllo. In tutta questa situazione spesso le mogli, prima di metabolizzare gli eventi, lasciano trascorrere molto tempo, legittimando i comportamenti del compagno poiché pensano di aver sbagliato e che sia giusto essere punite oppure ritengono che rimanendo in tale situazione possono salvare la famiglia e i figli. Le varie violenze minano l’autostima, intaccano la capacità della donna di aver un controllo su se stessa, arrivando a pensare che non può ribellarsi o separarsi e credendo di non valere niente e quindi di dover subire. A maggior ragione se vi sono figli piccoli: per la donna i figli sono un forte deterrente a non prendere decisioni; ella non vuole “togliere” loro il padre e quindi si convince che sia meglio subire.

Fonte: PsicologiaOggi.it.

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La scienza conferma: i primogeniti sono più intelligenti.

Una ricerca condotta dall’Università di Leipzig (Germania) ha preso in esame un campione di 20.000 persone provenienti da Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna. Secondo tale studio, i primogeniti possiedono un quoziente intellettivo più alto rispetto ai loro fratelli. Non si è, tuttavia, riusciti a dare una spiegazione a questa differenza tra figli di una stessa coppia. Fra le ipotesi, vi è il fatto che spesso in casa i più piccoli sono più liberi di fare ciò che desiderano. Inoltre, nella maggior parte dei casi, il primogenito ha l’attenzione totale dei genitori prima della nascita dei fratelli, è più seguito e controllato, ha maggiori occasioni di crescita e di imparare cose nuove. Esiste un’ultima possibile ragione definita funzione di tutoring: il primogenito è una sorta di tutor, di guida per i più piccoli, un insegnante poco più grande di loro, che svolge un ruolo importante nello stimolare l’intelligenza. 

Fonte: Repubblica.it.

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Se la coppia è in crisi, allora vai di junk food!

Uno studio americano sostiene come esista una relazione tra il cibo e lo stress di coppia. Una ricerca congiunta delle università di Delaware e dell’Ohio ha rivelato come i litigi all’interno di una relazione amorosa costituiscano una premessa per un consumo anomalo di alimenti, in particolare “più cibo” e “di peggiore qualità”, per individui in peso forma o leggermente sovrappeso.

Tuttora non è stato rilevato un rapporto diretto di tipo causa-effetto, ma si è osservato come questi due fattori si presentino in contemporanea ed in entrambi i generi. Si ipotizza che in casi di rifiuto, o comunque di difficoltà, in una relazione si scatena nei soggetti un immediato desiderio di compensazione/sollievo che può essere facilmente soddisfatto attraverso il cibo. Quest’ultimo, infatti, è tra tutti l’elemento più a portata di mano in grado di alleviare lo stress del litigio. Il cosiddetto “comfort food” risulta spesso quello con maggior contenuto di grassi, zuccheri e sale. E’ come se il fisico sia disposto a compensare lo stress di coppia fino a quando i rischi per la salute non diventano eccessivi.

Fonte: Sette. Corriere della Sera.