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Maschi meno stressati se escono tra loro e non con le donne.

Secondo uno studio condotto dall’università di Gottingen (Germania), i livelli maschili di stress aumentano esponenzialmente in occasione delle uscite con la propria partner o la propria famiglia. Al contrario, un’uscita insieme agli amici di vecchia data riduce l’ansia. La ricerca ha visto la partecipazione di un campione di macachi Babary, selezionati in quanto simili agli esseri umani nei comportamenti. Si è osservato come gli individui maschili di tale specie tendono a stringere legami molto stretti fra loro e ad assumere atteggiamenti meno distesi in presenza di un’esemplare femmina. In particolare, le patologie legate allo stress affiorano principalmente quando questi sono coinvolti in un legame di coppia; gli esemplari single risultano, invece, più sereni e tranquilli.

Fonte: GraffitiBlog.it.

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Situazioni di pericolo e processamento cerebrale.

Secondo uno studio francese, il cervello umano è in grado di rilevare minacce sociali in maniera automatica entro pochi millisecondi. Nel corso della ricerca, sono stati misurati i segnali elettrici a livello cerebrale di un campione di soggetti in relazione ad espressioni facciali generalmente interpretate come minacciose. In tutti i partecipanti, tali stimoli suscitavano risposte più immediate rispetto a quelli emotigeni con minori indizi di pericolosità. I dati sono stati letti alla luce di una funzionalità evolutiva che consente risposte adattive maggiormente veloci ed efficaci per fronteggiare i pericoli. In particolare, l’ansia è risultata un tratto discriminante gli individui: coloro che erano più ansiosi utilizzavano aree cerebrali diverse in risposta agli stimoli sociali minacciosi, ovvero impiegavano i circuiti motori deputati alla regolazione delle azioni; invece, i soggetti con bassi livelli d’ansia attivavano in misura maggiore le aree sensoriali tipicamente coinvolte nel processamento delle espressioni del volto.

Fonte: StateOfMind.it.

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Come affrontare la paura del rifiuto.

Il rifiuto è legato ad una sensazione sgradevole e devastante, avente il potere di mettere in dubbio il proprio valore, la quale riporta ad un dolore emotivo infantile ancora attivo dentro di sé. Questo dolore deriva spesso da episodi in cui si è provata paura o ansia e si è chiesto il conforto e l’amore di un genitore al momento non presente emotivamente o fisicamente. Anche in età adulta, ogniqualvolta si presenta una situazione simile, si riattivano gli stessi sentimenti di insicurezza. Per superare la paura del rifiuto, è necessario, quindi, elaborare la sofferenza provata negli episodi infantili ed essere coscienti che gran parte delle risposte emozionali difronte al rifiuto stesso risultano ingiustificate e disfunzionali.

Fonte: Sanihelp.it.

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Alcuni semplici trucchi per ritrovare la concentrazione.

Niente multitasking. A volte, essere impegnati su più fronti contemporaneamente è inevitabile, ma ciò non deve diventare un’abitudine. Uno studio realizzato nel 2009 dall’Università di Stanford ha dimostrato che coloro che si vantano di essere multitasking mostrano, rispetto ai non multitasker, performance più scadenti nei compiti attentivi e mnemonici e nelle situazioni in cui si chiede di passare velocemente da un’abilità cognitiva all’altra. L’attitudine a svolgere più mansioni allo stesso tempo sarebbe infatti correlata ad una difficoltà nel filtrare le informazioni irrilevanti.

Muoversi. Secondo uno studio dell’Università di Harvard, praticare attività fisica regolarmente e con moderata intensità fa bene al cervello poiché migliora l’umore, riduce il livelli di stress e ansia, mantiene una pressione sanguigna ottimale e stimola il rilascio del fattore neurotrofico cerebrale (una molecola che contribuisce alla crescita neuronale).

Preparare una lista delle cose da fare. In tal modo, si potranno capire quali sono le priorità e non lasciare inevasi i compiti da svolgere. Scrivere questi ultimi su carta servirà a rimanere concentrati su ciò che si sta facendo, liberando la mente dal gravoso compito di tenerli impressi.

Bere caffè. Quando si è stanchi, è uno dei modi migliori per ritrovare la concentrazione. Ovviamente, non bisogna esagerare perché troppa caffeina rende nervosi e non favorisce la concentrazione.

Prevedere delle pause. “Staccare” ogni tanto è necessario, poiché è utile per mantenere una buona perfomance.

Non portarsi il lavoro a casa. Allontanarsi da un problema e pensare ad altro stimola il pensiero creativo e aiuta a trovare soluzioni più efficaci.

Allenarsi alla concentrazione. Alcuni studi suggeriscono che allenare il cervello più volte alla settimana nei compiti cognitivi che si vuole potenziare possa portare effetti benefici equivalenti a quelli di una “palestra per la mente”.

Trovare un luogo tranquillo. I rumori ambientali stimolano nell’organismo la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, che rende più difficile mantenere il focus attentivo. Più sono forti tali rumori, maggiori le quantità di cortisolo prodotte.

Scegliere un luogo adatto. Trovare un luogo ideale in cui recarsi quando si deve affrontare una sessione impegnativa di studio o di lavoro toglierà dall’imbarazzo di dover decidere dove lavorare.

Ad ogni cosa il suo tempo. Fissare slot di tempo specifiche in cui compiere determinati compiti solleverà dalla necessità di prendere decisioni gravose.

Disconnettersi. A meno che non si lavori con Internet, ridurre al minimo le fonti di distrazione online aiuterà a rimanere concentrati.

Abbracciare la noia. In piccole dosi, la noia è terapeutica. Quando si è a riposo, è utile provare a concentrarsi su una singola attività, anziché continuare ad iperstimolarsi con una serie di input diversi.

Meditare. Uno studio dell’Università del North Carolina ha evidenziato come siano sufficienti venti minuti di meditazione al giorno, per quattro giorni a settimana, per ottenere benefici cognitivi utili per la concentrazione.

Dormire bene. Lavorare fino a tardi su un compito in scadenza è deleterio: uno dei primi sintomi della carenza di sonno è proprio la difficoltà di concentrazione.

Fonte: Focus.it.

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La natura come fonte di benessere a casa e in ufficio.

Due ricerche statunitensi hanno recentemente dimostrato che avere a portata di mano spazi “verdi e blu” (ovvero ricchi di piante e acqua) aiuti i soggetti sopra i 65 anni a invecchiare in buona salute fisica e mentale.

Stare a contatto con il verde comporta, inoltre, dei benefici biologici a qualsiasi età poiché serve a tenere sotto controllo ansia e stress (riducendo la produzione di cortisolo), a migliorare il tono dell’umore per coloro che soffrono di depressione, a lenire il dolore e a ridurre la pressione, la frequenza cardiaca e la tensione muscolare.

Si è osservato come gli spazi urbani comportano distrazioni che a loro volta implicano affaticamento cognitivo. Immergersi in un ambiente naturale, invece, serve a “staccare” per poi essere più vitali, concentrati e produttivi. E’ quindi consigliato tenere a casa e in ufficio un certo numero di piante.

Trascorrere poche ore all’aria aperta serve all’uomo da “collante sociale”: diversi studi di risonanza magnetica cerebrale confermano come la natura provochi la stimolazione di aree connesse a empatia ed amore, mentre gli spazi urbani attivino zone del cervello associate a paura e ansia.

La “natura virtuale” può servire da ausilio ai pazienti ospedalieri o a coloro che per altri motivi non possono in alcun modo stare a contatto con quella reale. A tal proposito lo European Centre for the Environment and Human Health ha messo a punto un programma indirizzato a sommergibilisti e astronauti che risulta efficace nel migliorare il benessere in chi lo ha sperimentato.

Fonte: Sette. Corriere della Sera.