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Nelle adozioni gay conta l’affetto dei genitori, non il loro genere.

In merito ai temi delle unioni civili e delle adozioni gay, il presidente della Società Italiana di Psichiatria ha affermato che, per la crescita funzionale di un bambino, ciò che conta è la capacità affettiva dei genitori, tale da creare un ambiente sicuro, sereno e protettivo. Ciò non dipende dal genere di questi ultimi, poichè è stato precedentemente dimostrato che nelle famiglie composte da coppie eterosessuali possono prodursi danni nella psiche dei figli quando il rapporto tra i partner adulti è in crisi. In merito alla Stepchild Adoption, si stanno tuttora raccogliendo dati ed è quindi prematuro esprimere opinioni scientifiche definitive su situazioni sociali molto recenti. Ciò che si rende necessario è procedere ad una raccolta attenta ed equilibrata di dati e studi, oltre che approfondire gli infiniti aspetti coinvolti in questo ambito.

Fonte: AdnKronos.com.

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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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Come affrontare la paura del rifiuto.

Il rifiuto è legato ad una sensazione sgradevole e devastante, avente il potere di mettere in dubbio il proprio valore, la quale riporta ad un dolore emotivo infantile ancora attivo dentro di sé. Questo dolore deriva spesso da episodi in cui si è provata paura o ansia e si è chiesto il conforto e l’amore di un genitore al momento non presente emotivamente o fisicamente. Anche in età adulta, ogniqualvolta si presenta una situazione simile, si riattivano gli stessi sentimenti di insicurezza. Per superare la paura del rifiuto, è necessario, quindi, elaborare la sofferenza provata negli episodi infantili ed essere coscienti che gran parte delle risposte emozionali difronte al rifiuto stesso risultano ingiustificate e disfunzionali.

Fonte: Sanihelp.it.

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L’attività fisica migliora l’elasticità mentale.

Uno studio italiano pubblicato sulla rivista Current Biology ha rilevato come un’attività fisica moderata sia in grado di potenziare la neuroplasticità in soggetti adulti. I ricercatori hanno utilizzato il fenomeno della cosiddetta rivalità binoculare: nei primi strati della corteccia visiva, gli stimoli provenienti da entrambi gli occhi sono presenti in zone differenti (denominate colonne di dominanza oculare); successivamente, il cervello fonde le informazioni in competizione per aggiungere profondità alla visione e per rappresentare in modo coerente e stabile ciò che vede. Il sistema visivo completa la sua maturazione nel corso dell’infanzia e le colonne di dominanza oculare si modificano solo durante una breve finestra temporale: lo studio mostra che questo fenomeno plastico può prodursi temporaneamente anche nell’adulto. I ricercatori hanno bendato un occhio ad un gruppo di 20 soggetti adulti intenti nella visione di un film: alcuni di questi sono rimasti seduti in poltrona, altri si sono dedicati ad un’attività sportiva modesta. Coloro che avevano svolto esercizio fisico presentavano il fenomeno della rivalità binoculare in modo molto più accentuato rispetto agli altri: ciò avveniva perché l’attività sportiva comportava una diminuzione nella concentrazione di un neurotrasmettitore inibitorio (il GABA), cui a sua volta corrispondeva un aumento di plasticità cerebrale. Dallo studio, è emerso quindi che l’esercizio fisico risultava particolarmente interessante per la sua potenziale applicazione clinica.

Fonte: LaStampa.it.
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Depressione e insonnia: gli effetti del sonno interrotto.

Alcuni ricercatori della Johns Hopkins Medicine hanno condotto una ricerca sull’architettura del sonno e dell’umore di adulti sani e, in particolare, sugli effetti del sonno interrotto.

Lo studio è stato condotto su un campione di 62 soggetti adulti sani, senza problemi riguardanti il sonno, assegnati con metodo casuale a tre diverse condizioni sperimentali, quali risvegli forzati durante il riposo notturno (Forced Nocturnal Awakenings), riduzione delle ore di sonno posticipando l’orario del riposo (Restricted Sleep Opportunity) e sonno normale senza interruzioni (Uninterrupted Sleep). Ogni giorno ai partecipanti è stato somministrato un questionario standard self-report per valutare il tono dell’umore e l’intensità delle emozioni positive o negative. Il riposo notturno è stato monitorato attraverso il polisonnigrafo, uno strumento che permette di osservare le fasi del sonno e diversi parametri fisiologici (onde e attività cerebrali, livelli di ossigeno nel sangue, respirazione, battito cardiaco, movimenti oculari e delle gambe).

Dopo la prima notte non sono state osservate variazioni sostanziali fra le persone forzate a frequenti risvegli notturni, rispetto ai due gruppi di controllo, ma dalla seconda notte si è potuta notare una riduzione della positività dell’umore. Dall’analisi con polisonnografia, è emerso, inoltre, che le persone risvegliate più volte mostravano fasi di sonno profondo e di sonno ad onde lente più brevi (ovvero una contrazione di quelle fasi giudicate fondamentali per le loro funzioni riparatrici). La mancanza di quest’ultimo tipo di sonno è risultata connessa direttamente con l’abbassamento del tono dell’umore: oltre a ridurre l’energia del soggetto, incideva sui sentimenti di condivisione e partecipazione, a detrimento della vita sociale e affettiva. Il deficit di sonno a onde lente potrebbe, quindi, spiegare la comorbidità di insonnia e depressione.

Fonte: HumanTrainer.com.

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Un test per diagnosticare lo shopping compulsivo.

Un team di ricercatori della University of Bergen ha recentemente messo a punto la Bergen Shopping Addiction Scale su un campione di oltre 23.000 soggetti. L’obiettivo ultimo di tale strumento è di aiutare psicologi e operatori sanitari nell’individuazione della sindrome da acquisto compulsivo.

La dipendenza da shopping è comune all’interno di determinati gruppi demografici: risulta predominante tra le donne, emerge tipicamente nella tarda adolescenza o nella prima età adulta e sembra diminuire con l’avanzare degli anni. Inoltre, sono più a rischio di sviluppare questa dipendenza i soggetti estremamente estroversi e quelli con tratti nevrotici: i primi perché utilizzano lo shopping per esprimere la propria individualità e aumentare il proprio status sociale; i secondi, che soffrono più frequentemente di ansia e depressione, ricorrono agli acquisti per ridurre i propri sentimenti negativi. D’altra parte, invece, tratti di personalità come la scrupolosità, la coscienziosità, l’amore per stimoli intellettuali e le novità sembrano caratterizzare chi ha un bassissimo rischio di sviluppare tale dipendenza.

Fonte: LaRepubblica.it.

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Antipsicotici in crescita nei ragazzi americani.

Uno studio condotto da un team di ricercatori della Columbia University di New York e pubblicato sulla rivista Jama Psychiatry ha rilevato come negli Stati Uniti le prescrizioni di farmaci antipsicotici siano in significativa crescita per i soggetti di sesso maschile e di età compresa tra i 13 e i 14 anni.
Tale ricerca ha preso in esame i dati di vendita di circa il 60% delle farmacie statunitensi durante il periodo 2006-2010. E’ emerso un forte incremento nella prescrizione di farmaci antipsicotici per la fascia di età 13-24 anni (con percentuali dell’1,19% nella popolazione adolescente e dello 0,84% nei giovani adulti) e un corrispondente decremento per la fascia di età 1-12 anni (con percentuali dello 0,11% nei bambini più piccoli e dello 0,80% in quelli più grandi).
Fonte: IdO.
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Il sexting subentra al texting.

Secondo una ricerca della Drexel University condotta su 820 soggetti di sesso diverso (di età compresa tra i 18 e gli 82 anni), il fenomeno del texting (in italiano “messaggiare”) è entrato di prepotenza anche nella sfera sessuale, tanto da trasformarsi in sexting. I dati affermano che l’80% degli adulti, infatti, fa uso più o meno abitualmente di messaggi con contenuti sessuali espliciti o evocati, inviati tramite smartphone o tablet. E’ stato osservato, inoltre, come il sexting sia largamente utilizzato con soddisfazione all’interno di rapporti tra adulti consenzienti, ma un suo uso massiccio può celare, a lungo andare, alcuni pericoli, poiché trattasi di una comunicazione indiretta.

Fonte: Focus.

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Un centro per malattie neuromuscolari a Policlinico Gemelli.

Nei giorni scorsi, al Policlinico Gemelli di Roma è stato inaugurato il Centro Clinico Nemo, una struttura d’eccellenza per la cura e la ricerca sulle malattie neuromuscolari di bambini e adulti. Tale struttura esprime il successo dell’integrazione tra privato e pubblico per una causa importante, quale garantire ad una determinata tipologia di pazienti un luogo di cura integrale che fonde insieme assistenza clinica, tecnologia d’avanguardia (per aiutare il paziente stesso ad essere autonomo), innovazione e ricerca.

Fonte: IdO.