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Disponibilità emotiva genitoriale e depressione adolescenziale.

Numerose ricerche sostengono che condizioni familiari non ottimali possono influenzare lo status psicopatologico dei figli in età evolutiva. Un recente studio ha voluto verificare se la disponibilità emotiva genitoriale fosse correlata con la depressione in adolescenza. Il campione preso in esame da tale ricerca era costituito da 437 ragazzi (213 maschi e 224 femmine) suddivisi per fasce d’età, 286 madri e 271 padri. Le somministrazioni effettuate collettivamente hanno previsto l’uso dei seguenti strumenti: Children Depression Inventory (CDI), Rosenberg Self-Esteem Scale (RSE), Lum Emotional Availability of Parents (LEAP) e colloqui genitoriali. I risultati dello studio hanno mostrato come la disponibilità emotiva genitoriale fosse correlata negativamente con i livelli di depressione negli adolescenti, che risultavano maggiori nei casi di conflittualità familiare. E’, infatti, ampiamente riconosciuto che le relazioni con gli adulti significativi sono fondamentali in età evolutiva e, se positive, fungono da fattori protettivi nei confronti di sintomatologie di natura depressiva.

Fonte: StateofMind.it.

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Correre aumenta le capacità intellettive.

Secondo uno studio del Department of Psychology e del Department of Biology of Physical Activity dell’Università di Jyväskylä (Finlandia) pubblicato sul Journal of Physiology, la corsa apporta numerosi benefici non solo al fisico, ma anche al cervello. La ricerca ha dimostrato, infatti, che coloro che corrono regolarmente apprendono meglio, poiché l’esercizio aerobico prolungato comporta un aumento delle riserve di neuroni nell’ippocampo (responsabili dell’apprendimento). I ricercatori hanno esaminato gli effetti della corsa sul cervello di alcuni roditori, osservando come il numero di nuovi neuroni ippocampali dei topi che correvano lunghe distanze risultava fino a 2-3 volte superiore rispetto a quelli sedentari.

Fonte: AdnKronos.com.

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1 adolescente su 4 è sempre online.

In base ad un’indagine realizzata in Italia da Sos – Il Telefono Azzurro Onlus, gli adolescenti di oggi sono perennemente connessi al Web e usano comunicare tramite chat con i propri genitori, che spesso non sono consapevoli dei rischi corsi dai figli in Rete. La ricerca si è basata sulle risposte di un campione di 600 ragazzi (di età compresa tra i 12 ai 18 anni) e 600 genitori (dai 25 ai 64 anni). I risultati hanno mostrato come il 17% degli adolescenti intervistati non riesce a staccarsi da smartphone e social; in particolare, 1 soggetto su 4 risulta sempre online, quasi 1 su 2 si connette più volte al giorno e 1 su 5 si sveglia durante la notte per controllare i messaggi arrivati sul proprio cellulare. Uno degli allarmi lanciati dallo studio è quello dell’età in cui i ragazzi italiani accedono alla Rete: 1 su 2 dichiara, infatti, di essersi iscritto a Facebook prima dei 13 anni, mentre il 71% di essi riceve uno smartphone, in media, ad 11 anni. Infine, il 73% degli adolescenti frequenta costantemente siti pornografici, mentre più di 1 su 10 dichiara di essere stato vittima di cyberbullismo.

Fonte: Repubblica.it.

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Nelle adozioni gay conta l’affetto dei genitori, non il loro genere.

In merito ai temi delle unioni civili e delle adozioni gay, il presidente della Società Italiana di Psichiatria ha affermato che, per la crescita funzionale di un bambino, ciò che conta è la capacità affettiva dei genitori, tale da creare un ambiente sicuro, sereno e protettivo. Ciò non dipende dal genere di questi ultimi, poichè è stato precedentemente dimostrato che nelle famiglie composte da coppie eterosessuali possono prodursi danni nella psiche dei figli quando il rapporto tra i partner adulti è in crisi. In merito alla Stepchild Adoption, si stanno tuttora raccogliendo dati ed è quindi prematuro esprimere opinioni scientifiche definitive su situazioni sociali molto recenti. Ciò che si rende necessario è procedere ad una raccolta attenta ed equilibrata di dati e studi, oltre che approfondire gli infiniti aspetti coinvolti in questo ambito.

Fonte: AdnKronos.com.

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La metà delle donne rischia problemi di salute perché non dorme bene.

Un recente studio inglese, condotto su un campione di 4100 soggetti adulti, ha rivelato che circa il 46% dei soggetti di sesso femminile non dorme bene e che, nonostante i disagi provocati dal cattivo riposo, non contatta un medico per tentare di risolvere il problema. Questo avviene perché molte donne attribuiscono la mancanza di sonno ad un effetto collaterale dell’invecchiamento o ad altri fattori impossibili da combattere, quali menopausa e gravidanza. Tuttavia, gli esperti affermano che la sensazione di affaticamento potrebbe rappresentare il campanello d’allarme di una condizione medica grave. Dai risultati di tale studio è emerso, inoltre, che la percentuale di uomini che fatica a dormire è appena del 36% e che le donne sono maggiormente propense a svegliarsi durante le ore notturne.

Fonte: HuffingtonPost.it.

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Maschi meno stressati se escono tra loro e non con le donne.

Secondo uno studio condotto dall’università di Gottingen (Germania), i livelli maschili di stress aumentano esponenzialmente in occasione delle uscite con la propria partner o la propria famiglia. Al contrario, un’uscita insieme agli amici di vecchia data riduce l’ansia. La ricerca ha visto la partecipazione di un campione di macachi Babary, selezionati in quanto simili agli esseri umani nei comportamenti. Si è osservato come gli individui maschili di tale specie tendono a stringere legami molto stretti fra loro e ad assumere atteggiamenti meno distesi in presenza di un’esemplare femmina. In particolare, le patologie legate allo stress affiorano principalmente quando questi sono coinvolti in un legame di coppia; gli esemplari single risultano, invece, più sereni e tranquilli.

Fonte: GraffitiBlog.it.

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Mortality among people with OCD.

Several mental disorders have consistently been found to be associated with decreased life expectancy, but little is known about whether this is also the case for obsessive-compulsive disorder (OCD). The aim of a new research published in JAMA Psychiatry was to determine whether people who receive a diagnosis of OCD are at increased risk of death. The experts conducted a nationwide prospective cohort study with 30 million person-years of follow-up, using data from Danish longitudinal registers. It has been estimated mortality rate ratios (MRRs), adjusted for calendar year, age, sex, maternal and paternal age, place of residence at birth and somatic comorbidities, to compare people with OCD with the ones without OCD. Of 10.155 people suffering with that disorder, 110 (1.1%) died during the average follow-up of 9.7 years. The risk of death by natural or unnatural causes was significantly higher among individuals with OCD than among the general population. Moreover, after the exclusion of people with comorbid anxiety disorders, depression or substance use disorders, OCD was still associated with increased mortality risk.

Source: JamaNetwork.com.

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L’impronta della depressione è trasmessa da madre a figlia.

Numerosi studi hanno precedentemente dimostrato che la depressione tende a ricorrere all’interno delle famiglie, con un aumento del rischio di 2-3 volte tra i parenti di primo grado. Uno nuovo studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, rivela come l'”impronta” di questa malattia ha maggiori probabilità di essere trasmessa dalle madri alle figlie. Tale ricerca è stata basata sui dati raccolti dall’analisi dell’attività cerebrale di 35 famiglie americane sane attraverso risonanza magnetica (Mri). Al termine dello studio, i ricercatori chiariscono che le madri non sono le sole responsabili della depressione delle proprie figlie, poiché a causare la malattia non risulta essere necessariamente un fattore ereditario, ma incidono anche l’ambiente sociale e le esperienze di vita.

Fonte: Corriere.it.

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Situazioni di pericolo e processamento cerebrale.

Secondo uno studio francese, il cervello umano è in grado di rilevare minacce sociali in maniera automatica entro pochi millisecondi. Nel corso della ricerca, sono stati misurati i segnali elettrici a livello cerebrale di un campione di soggetti in relazione ad espressioni facciali generalmente interpretate come minacciose. In tutti i partecipanti, tali stimoli suscitavano risposte più immediate rispetto a quelli emotigeni con minori indizi di pericolosità. I dati sono stati letti alla luce di una funzionalità evolutiva che consente risposte adattive maggiormente veloci ed efficaci per fronteggiare i pericoli. In particolare, l’ansia è risultata un tratto discriminante gli individui: coloro che erano più ansiosi utilizzavano aree cerebrali diverse in risposta agli stimoli sociali minacciosi, ovvero impiegavano i circuiti motori deputati alla regolazione delle azioni; invece, i soggetti con bassi livelli d’ansia attivavano in misura maggiore le aree sensoriali tipicamente coinvolte nel processamento delle espressioni del volto.

Fonte: StateOfMind.it.